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QUASI SLAM

Pubblicato il 22 marzo 2018

È il torneo più simile agli Slam, anche se non ne raggiunge la grandezza: 96 uomini e 96 donne in gara per contendersi il titolo del Miami Open, con un corredo di quasi 8 milioni di dollari di montepremi a rendere più golosa la torta. Per questo, oltre che per la tradizione che l'evento si è saputo costruire negli anni, ci sono tutti. O almeno quelli che possono esserci, quindi non Rafael Nadal. E ci sono tutti anche se le condizioni non sono affatto perfette. Come Serena Williams, lontanissima da una forma accettabile e dominata dalla sempre più convincente Naomi Osaka.

Tra gli uomini, potrebbe essere una buona occasione per rivedere una finale tra Roger Federer e Juan Martin Del Potro, ultimo atto a Indian Wells e probabilmente il miglior incontro visto sin qui quest'anno. Del resto, spesso i due tornei della primavera americana hanno premiato gli stessi protagonisti. Fin dal 1991, quando Jim Courier mise sul banco la sua personale doppietta, c'è stata una sorta di continuità tra California e Florida. Con Chang vincitore nel 1992, Sampras nel 1994, Rios nel 1998, Agassi nel 2001, Federer nel 2005 e nel 2006, Djokovic nel 2011 e poi ancora nel 2014, '15 e '16, prima del ritorno di Roger lo scorso anno. Una serie impressionante che trova pochi riscontri altrove, se non nel dominio nadaliano sulla terra.

Miami offre una chance proprio a Djokovic, che si dichiara in ripresa, almeno sotto il profilo fisico, ma che tennisticamente pare molto distante dal campione che ricordiamo. Il tempo passa e aver perso contatto con il vertice così a lungo non è affare che si possa risolvere in un battito di ciglia. E nel suo caso, anche guardare il tabellone più o meno fortunato ha poco senso, perché molto dipenderà da lui, dalle sue condizioni e dalle sua motivazioni.

Tra le donne, si cerca la giocatrice che potrà succedere nell'albo d'oro alla britannica Johanna Konta, e chissà che non sia un'altra outsider, come fu l'inglese dodici mesi fa. Un termine – outsider – che peraltro oggi nel tennis femminile ha poco significato, considerato che sono sempre una ventina (o più) le ragazze che possono ambire al titolo, anche in un torneo di prestigio e tradizione come quello di Miami. La Osaka, ancora per poco fuori dalle top 20 ma ormai pronta a un ulteriore salto in alto, è la dimostrazione lampante di questo concetto, ma non è detto che la giapponese (attesa dalla Svitolina) riesca a mantenere continuità ad alto livello per tanto tempo, considerando pure la sua straordinaria cavalcata di Indian Wells. Dunque bisognerà fare attenzione, giorno per giorno, a tutte le altre, perché nessuna delle big può sentirsi davvero al sicuro.