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IL NADAL DI SCORTA

Pubblicato il 8 marzo 2018

Di ragazzini con un po' di talento etichettati impropriamente come 'nuovi Nadal', ne abbiamo visti diversi, nell'ultimo decennio. Il caso più clamoroso è quello di Carlos Boluda-Purkiss, adolescente fenomeno che si è ritrovato in un mondo troppo più grande di lui: ora ha 25 anni, è numero 308 al mondo e solo poche settimane fa ha messo piede tra i primi 300. Una sorte simile, ma con tanti infortuni a complicarne il cammino, è toccata a Javier Marti, 26enne che è stato al massimo numero 170 Atp, ma che in carriera ha dovuto subire tre operazioni al gomito che ne hanno frustrato qualsiasi tentativo di aggancio al vertice. Un altro di cui si dice un gran bene, e che contrariamente ai due citati non è troppo in ritardo sul programma di partenza, è Jaume Munar, ventenne che proprio nella nuova accademia di Rafa sta cercando di imparare il mestiere. Nato a Maiorca il 5 maggio 1997, nel 2014 ha centrato la finale del Roland Garros juniores, sconfitto da Andrey Rublev. “Ma – spiega il suo coach Salva Vidal – ha un atteggiamento sempre positivo ed è già un professionista esemplare”. Come a dire che qualcosa dell'esempio di Rafa, in fondo, gli è arrivato ed è stato assimilato a dovere.

Di ragazzi di talento, in una Spagna che nel tennis di vertice sta diventando un po' troppo vecchia, ce ne sono tanti. Basterebbe citare il 17enne Nicola Kuhn, picchiatore di origini austriache, o il 18enne Alejandro Davidovich Fokina. Ma colui che più di tutti stuzzica la fantasia degli appassionati iberici si chiama Carlos Alcaraz Garfia, ha due punti nel ranking mondiale e ha soltanto 14 anni. Nato il 5 maggio del 2003, il piccolo Carlos è diventato da pochi giorni il più giovane professionista al mondo, entrando nel ranking Atp con qualche mese di anticipo rispetto a quanto aveva fatto il suo modello Nadal. E tanto è bastato per farne un personaggio, ripreso dalla stampa specializzata di tutto il mondo. Carlos è di Murcia, si allena al Real Sociedad Club de Campo ed è seguito dal tecnico Kiko Navarro. Ma è stato il padre, ex discreto giocatore, a mettergli in mano una racchetta quando aveva tre anni. Ora può sognare, con cautela, di diventare un professionista, pur consapevole che il percorso che lo attende è tutt'altro che scontato.

I suoi due punti Atp, Alcaraz Garfia se li è guadagnati in casa, a Murcia, dove però non gli hanno dato una wild card. Carlos è passato dal tabellone di qualificazione, poi una volta nel main draw è riuscito ad avere la meglio su Federico Gaio, il faentino che è stato nei primi 150 al mondo e che resta comunque – al di là di una giornata più o meno buona – avversario ostico per tanti del suo livello. Ma c'è di più: l'iberico ha vinto in lotta, chiudendo per 7-6 al terzo set una partita che, anche a livello emotivo, ha dato riscontri importanti su un suo possibile futuro di alto profilo. La vittoria successiva sul russo Tatyanin lo ha proiettato addirittura nei quarti di finale, dove si è fermato di fronte al connazionale Gutierrez Ferrol. Ma quella settimana fuori dal comune, vissuta mentre i suoi coetanei lo attendevano a Ronchin per la Winter Cup under 16, resterà nella sua memoria per sempre. Se poi un giorno dovesse davvero arrivare in alto, resterà pure nella memoria collettiva. Ma per il momento, come gli suggerirebbe Boluda, forse è meglio non pensarci.

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