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GRANDI RIENTRI… O FORSE NO?

Pubblicato il 5 gennaio 2018

Murray no, Djokovic forse. Chi si aspettava anno nuovo e nuove certezze nella galassia ATP resterà spiazzato. Sì, perché la nuova stagione si presenta al via ben più convulsa del previsto. C'è chi doveva tornare e forse non torna più (per un bel po'?) come Andy Murray. E c'è chi, come Novak Djokovic, torna in Australia per un paio di esibizioni ma senza far sapere se giocherà a Melbourne. E poi c'è pure chi, come Rafael Nadal, doveva ripartire sullo slancio della stagione passata e invece è già fermo ai box (precauzione?). Insomma, questo inizio di 2018 che doveva essere l'anno del “tutti ai vostri posti” si sta già trasformando in un balletto di bollettini urgenti, quasi sempre a mezzo tweet o post.

E pensare che Djokovic e Murray dovevano essere i più sicuri, tra i rientranti. Quelli col passo più deciso verso il vertice cui si erano – e ci avevano – abituati. Perché se dubbi ci dovevano essere sarebbero dovuti cadere tutti sulla testa di uno Stan Wawrinka ancora confuso, di un Kei Nishikori sempre alle prese con il polso guasto (e infatti a Melbourne non ci sarà) e di un Milos Raonic lontano dal top della condizione (a Brisbane ha perso al 2° turno in due set dal giovane De Minaur). Ma adesso i dubbi piombano pure sui big di sempre. Prendete Djokovic, per esempio: la sua off-season è stata quella che ha creato più attesa. È lui che ha messo a segno i “colpi di mercato” più interessanti, con Radek Stepanek ad affiancare Andre Agassi alla guida tecnica e con Craig O'Shannessy a studiare per lui numeri, statistiche e strategie da bordo campo. Adesso salta fuori che Nole ci sarà di sicuro a Melbourne per un paio d'esibizioni, ma lo Slam chissà…

E questo è niente in confronto al comunicato quasi malinconico con cui Andy Murray ha rinviato l'appuntamento col campo e con i grandi palcoscenici. L'anca che lo ha tenuto a lungo lontano dalle scene è ancora sbilenca, e non poco. Tanto da lasciare sibilare un “valuteremo tutte le soluzioni possibili”, una locuzione che potrebbe aprire scenari nebulosi se non addirittura inquietanti. Quali? Da un lato un'operazione chirurgica che era già stata nell'aria in passato. Dall'altro addirittura una scelta (obbligata, s'intende) ancor più drastica. In Gran Bretagna qualcuno ha già usato la parola ritiro, ma per il momento sa più di malcelato sensazionalismo o di scaramantico scongiuro. Vedremo.

Quel che è certo è che Andy non ci sarà a Melbourne. Lasciando aperte ancora tante vie “secondarie” nel tabellone e alimentando le speranze degli aspiranti Kevin Anderson, l'outsider sudafricano che a fine 2017 si è ritrovato in finale agli Us Open. Allo stesso modo, volendo guardare un po' più in là in una stagione che non è nemmeno cominciata a dispetto di quel che dice il calendario ufficiale, le nubi che compaiono sopra le teste dei big lasciano al contempo intravedere ampi sprazzi di sereno e raggi luminosi sull'infinita carriera di Roger Federer. Che certo brilla di luce propria e riflessa dai suoi 19 titoli Slam, ma che allo stesso tempo non può disdegnare – a 36 anni compiuti – una concorrenza intrisa nell'ammorbidente.