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2017: CHI SALE E CHI SCENDE (PARTE 1)

Pubblicato il 12 dicembre 2017

È fine stagione ed è tempo di bilanci. Partendo dal circuito ATP, vediamo chi sale e chi scende al termine di un 2017 che ha sorpreso un po' tutti per il ritorno del duo Federer-Nadal e per il ritiro (causa infortuni) di mezza top 10 dopo l'estate.

CHI SALE

RAFAEL NADAL – Chiude da numero 1, e tanto basterebbe per metterlo come primo tra gli scalatori. Ma non possiamo dimenticare le sue vittorie: Roland Garros, Us Open, il Masters 1000 di Pechino, più la striscia rossa Monte-Carlo-Barcellona-Madrid. Alla fine ha tirato il fiato lasciando la scena ad altri, ma il 2017 resta uno tra i migliori anni della carriera del maiorchino. Per uno che davano per finito, non è una soddisfazione da poco.

ROGER FEDERER – L'altro padrone del 2017 è lui, Re Roger. Per il quale ormai ogni parola pare superflua. Il suo ritorno al vertice attraverso i due Slam – Australia e Wimbledon – rappresenta qualcosa di magico per tutto il movimento. Il 2018 è l'anno dei 37, ma la voglia pare immutata e una gestione praticamente perfetta lo mantiene sempre non solo tra i favoriti di ogni torneo, ma pure tra quelli più in forma. Che altro dire…

ALEXANDER ZVEREV – Il Next Gen dell'anno è lui, nonostante abbia rinunciato all'evento di Milano dedicato agli under 21. Del resto aveva un buon alibi, il tedesco di origini russe, ossia la presenza a Londra per il Masters dei 'grandi'. I momenti più alti sono stati Roma e Montreal, mentre negli Slam c'è ancora da lavorare. Vuoi perché il tennis 3 su 5 è un altro sport, vuoi perché la tensione di dover dimostrare qualcosa, lì nei Major, diventa difficile da gestire anche per chi pare di ghiaccio.

GRIGOR DIMITROV – Il bello addormentato si è svegliato a fine stagione, e lo ha fatto talmente bene da ritrovarsi con il titolo delle Atp Finals e con il numero 3 del ranking in tasca. Anche se molto staccato dai primi due. La stagione era iniziata sotto ottimi auspici, con una finale sfiorata in Australia, ma in seguito le delusioni non sono mancate, soprattutto nei tornei più importanti. Il problema è che da uno con il suo talento ci si aspetta sempre qualcosa in più, e ogni sconfitta – a prescindere dall'avversario – diventa una mezza delusione.

FILIP KRAJINOVIC – Ha scalato duecento posti in dodici mesi: da 234 a 34. Ha quasi vinto Parigi Bercy, dove ha ceduto in finale al lanciatissimo Jack Sock, ma dove non si sarebbe mai sognato di essere solo pochi mesi prima, quando dettava legge tra i Challenger. Non sarà quel talento eccezionale che tempo fa venne paragonato a Novak Djokovic, ma non è nemmeno uno che è destinato a restare ai margini. Il 2018 potrebbe essere l'anno del suo approdo tra i migliori. E viste le sue doti di intrattenitore, per il pubblico sarebbe decisamente una buona notizia.

CHI SCENDE

ANDY MURRAY – Prendiamo il britannico come simbolo di un gruppo di infortunati che andrebbe messo sotto la sigla ng, ossia non non giudicabile. Un gruppo che comprende pure Djokovic, Wawrinka e Nishikori, che in sostanza si è messo da parte dopo l'estate, appena finito Wimbledon o poco più tardi. È un segnale di allarme che il mondo del tennis non deve trascurare, ma probabilmente è pure frutto di una serie di circostanze concomitanti rara da trovare, che ha reso zoppa la top 10 e agevolato un certo ricambio al vertice.

NICK KYRGIOS – Dell'australiano si è parlato tanto, purtroppo più per i suoi demeriti che per i suoi (pochi) successi. Sono ancora tanti gli addetti ai lavori (e i colleghi) che credono in lui, ma intanto sono in parecchi ad averlo superato, non tanto nel ranking ma nelle aspettative future. Per contro, riuscire a rimanere al numero 21 del ranking pur perdendo da Millman, Kicker e Sandgren, collezionando inoltre una serie di ritiri per motivi discutibili, significa (come già era chiaro) che di talento ce n'è in abbondanza.

TOMAS BERDYCH – Anonimo. Che non fosse un cuor di leone era noto, ma l'arrivo della nuova generazione di talenti lo ha spinto ancora di più in un angolo, mettendolo ai margini del tennis che conta, fuori dai top 10 per la prima volta dal 2009 e quasi mai in grado di lasciare il segno, se non per lo squillo in semifinale a Wimbledon, dove ha raccolto i cocci di Djokovic prima di tenere testa a Re Roger.

MILOS RAONIC – Pure lui ha avuto i suoi bravi acciacchi, ma in sostanza si può dire che abbia giocato mediamente piuttosto male. Il 26enne nato in Montenegro ha iniziato da numero 3 e ha chiuso la stagione fuori dai 20, cosa che non gli accadeva dal 2011. Nel frattempo, il suo coach Riccardo Piatti ha deciso di chiudere la collaborazione che li legava, e non è una buona notizia in vista di un 2018 che comincia in salita.

JO-WILFRIED TSONGA – Mistero stagionale: come può uno che vince quattro tornei in un anno, peggiorare la propria classifica, da numero 12 di fine 2016 a numero 15 di fine 2017? La verità è che il francese si è fatto forte con i piccoli e si è rivelato debole con i forti, collezionando delusioni su delusioni nei tornei che contano, Slam e Masters 1000 (dove ha vinto una sola partita). Considerato che rappresenta un Paese, la Francia, che non si accontenta mai, nemmeno la vittoria in Davis è riuscita a risollevarlo completamente.