blog
home / BLOG / IL MIRACOLO DI JACK SOCK

IL MIRACOLO DI JACK SOCK

Pubblicato il 17 novembre 2017

Subito dopo il match che ha concesso a David Goffin la dubbia fortuna di incrociare Roger Federer in semifinale alle Atp Finals, non si può fare a meno di chiederselo. Chi è tra i quattro semifinalisti il vero volto nuovo di questa edizione del Master di Londra? Sicuramente quello che, almeno secondo pronostici e pur con le assenze illustri di Djokovic, Murray e Wawrinka, nemmeno doveva esserci. Vale a dire Jack Sock. Numero 9 al mondo, per la prima volta in carriera tra i Top 10 all'età di 25 anni, lo statunitense ha acciuffato un biglietto per la O2 Arena via Parigi, dove – a Bercy – ha vinto il suo primo Masters 1000 di sempre. Ma se in modo del tutto insperato è arrivato per un soffio a giocarsela sulle sponde del Tamigi, ancor più incredibilmente ha lasciato Alexander Zverev a bocca asciutta nel round robin e ha fatto rotta verso le semifinali.

Tutto sembrava contro “Showtime”, il soprannome molto yankee affibbiato al ragazzone del Nebraska. C'era l'alone di magia che aleggia intorno a Zverev e alle sue innate qualità da predestinato. C'era la partita pari (almeno per due set) che il tedesco aveva saputo sciorinare contro Federer solo qualche ora prima. E poi, soprattutto, c'era tutta l'inerzia a suo sfavore: dopo aver vinto il primo set, contro Zverev, Sock ha impiegato solo 28 minuti per vedersi sfilare il secondo. Come se non bastasse, all'inizio del terzo è pure finito sotto di un break e si è preso anche un penalty point per aver spaccato la racchetta. Poi l'incredibile. L'ennesima rimonta, proprio come nella Race to London, fino a diventare il primo statunitense dai tempi di Andy Roddick a centrare le semifinali del Master di fine stagione (A-Rod ci riuscì nel 2007). Il segreto è presto detto: “Gioco tranquillo. Tutto ciò che arriva è tanto di guadagnato”. Tradotto: pressione zero, braccio libero e niente da perdere.

Così Jack Sock ha chiuso al secondo posto nel girone dedicato a Boris Becker, nonostante la presenza del n.1 di tutti i tempi (Roger Federer) e del probabilissimo numero 1 del futuro (Zverev). “È da Parigi che gioco con un sacco di fiducia in più”, ha detto l'americano. E a ben guardare non potrebbe essere altrimenti. Solo il primo di novembre – 16 giorni fa! – Jack Sock era n.22 al mondo. “E onestamente a Parigi avrei meritato di perdere al 1° turno contro Edmund”, ha aggiunto. Se fosse successo, ora sarebbe su un divano a Kansas City, dove abita, a guardare il basket in tv. Invece sabato sera sfida il bulgaro Grigor Dimitrov per continuare a vivere in un sogno. “Se fossi uno che si mette pressioni addosso non sarei nemmeno qui ora. Ma ci sono, e sono come uno che al casinò gioca ai tavoli grossi e lo fa completamente gratis”.

In effetti la posta in palio è molto ricca. Vincere in semifinale significa portarsi a casa 585 mila dollari in più oltre ai quasi 500 mila già intascati tra partecipazione e vittorie nel round robin. In termini di ranking, battere Dimitrov significherebbe mettere in cascina 400 punti, raddoppiando quelli ottenuti per le vittorie in settimana. Non male per uno che nemmeno doveva esserci. Destino. Come quello che l'ha fatto cominciare a giocare a tennis, a 8 anni. Motivazione? Trovò una vecchia racchetta di mamma Palm, casalinga. Insomma, per puro caso. Jack è nato a Lincoln, Nebraska, città famosa negli States soprattutto per un brutto fatto di cronaca e per una canzone di Bruce Springsteen. Ma adesso è a Londra, la sua terra promessa. E non ha nessuna intenzione di smettere di sognare.