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LA NUOVA ARMATA RUSSA

Pubblicato il 6 ottobre 2017

Tre dei nuovi talenti del tennis mondiale sono russi. Andrey Rublev (19 anni), Karen Khachanov e Daniil Medvedev (entrambi ventunenni) si sono costruiti una stagione che può rappresentare la svolta nella loro carriera: sono tutti nei top 70 Atp, rispettivamente al numero 39, 42 e 64. E saranno tutti, con buona probabilità, protagonisti alle Next Gen Atp Finals di Milano a inizio novembre. Sono dotati di talento, hanno personalità e sanno molto bene qual è il percorso che li attende per arrivare al vertice. Sanno anche come battere i top players, perché ci sono già riusciti in più di una occasione.

Rublev, che in prospettiva è il migliore, è esploso vincendo l'Atp di Umag e soprattutto centrando i quarti nello Slam di New York. Ha battuto, nel corso di quest'anno, personaggi come Dimitrov e Goffin. Subito dietro c'è Khachanov, che a inizio stagione pareva il più avanti e che poi è stato superato dal connazionale, ma comunque al termine di un'annata importante: Isner, Berdych e Goffin alcune delle sue vittime. Infine c'è Medvedev, capace di stendere Wawrinka a Wimbledon, prima di un periodo non particolarmente fortunato. Tutti e tre vincono di fronte a giocatori che gli stanno davanti nel ranking non solo perché hanno qualità, ma pure perché dimostrano di essere sufficientemente sfrontati e sicuri per non subire il carisma altrui.

Il tennis russo è tra gli attori principali del panorama mondiale dall'inizio dell'Era Open, e allora è normale che all'affacciarsi di una nidiata importante come questa si vadano sprecando paragoni. C'è chi vede in Rublev qualcosa dei gesti di Kafelnikov, c'è chi richiama Marat Safin, c'è chi tira in ballo il talento 'geometrico' di Davydenko. La verità probabilmente è che nessuno dei tre giovani che potrebbero riportare in alto la Nazione più estesa del mondo ha un esempio da seguire all'interno del proprio Paese. Un po' perché tutti si allenano all'estero, Rublev e Khachanov in Spagna, Medvedev in Francia; un po' perché il tennis è cambiato al punto da rendere inutili paragoni tecnici con un epoca che adesso appare decisamente lontana.

L'Europa, alle promesse della Madre Russia, ha fatto bene. In Spagna, Rublev e Khachanov hanno imparato a unire una buona dose di concretezza al loro talento, uscendone con un mix esplosivo. In Costa Azzurra, Medvedev ha trovato le condizioni ideali per mettere a punto un tennis moderno e con una certa propensione all'attacco. Tutti hanno ambizioni (e possibilità) da top 10, ma il percorso rimane lungo e complicato. Da limare, ci sono soprattutto alcuni aspetti del carattere, tipicamente russi, che a volte incidono sulla continuità di rendimento e sono un freno nel raggiungimento di traguardi di prestigio. È quell'eredità che i tre si portano appresso per natura, e che dovranno imparare a metter da parte per fare un altro passo verso l'obiettivo: vincere gli Slam, diventare i più forti.