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ORIENT EXPRESS

Pubblicato il 29 settembre 2017

Il circuito approda in Asia, dove resterà per alcuni appuntamenti del circuito maschile e femminile, tra cui due Atp 500 (a Pechino e a Tokyo) e un 1000 (a Shanghai). Asia che ormai non è più una novità o una sorpresa, considerato che il tennis da tempo si è spostato con forza verso Est. Ma che comunque rappresenta una realtà contraddittoria, con un potenziale esplosivo per numeri e possibilità economiche, ma con risultati che faticano ad arrivare, tanto per i giocatori, quanto per gli organizzatori, alle prese con tornei di altissimo profilo ma senza quel ritorno di interesse che ci si potrebbe attendere. Vedere le tribune spesso mezze vuote, persino quando in campo ci sono alcuni dei migliori giocatori del mondo, mette una certa tristezza e dimostra quanto la cultura orientale sia ancora lontana dal saper apprezzare uno sport storicamente legato all'Occidente come il tennis.

 

Poi ci sono i giocatori, e allora bisogna distinguere. Bisogna capire le differenze. Tra uomini e donne, per esempio. O tra diversi Paesi. Prendiamo la Cina, che da sola fa un Continente intero, con il suo miliardo e 400 milioni di persone e una crescita economica mai vista nella storia. Ebbene, la Cina del tennis è da dividere in due, con un settore femminile che sforna giocatrici di alto profilo a un ritmo costante, e con un settore maschile incagliato in un processo di crescita che non riesce a trovare lo sbocco verso il vertice. L'ultimo tentativo si chiama Wu Yibing, ha 17 anni e nel mese di settembre si è messo in luce vincendo gli Us Open dei giovani e, subito dopo, il Challenger di Shanghai. Ha come idolo Andy Murray, ha trovato in Spagna una sede ideale per allenarsi e cerca in Europa la sua ispirazione per studiare da campione, ma cinese resta. Forse il primo che può davvero puntare a lasciare un segno, imitando le colleghe donne, su tutte Li Na.

 

Sono più avanti della Cina, se parliamo di tennis maschile, i coreani del sud. Che hanno il Next Gen Chung tra i top 100, ma pure un talento eccezionale come Duckhee Lee, 19enne che nonostante la sordità non rinuncia al sogno di costruirsi una carriera da campione. In generale il movimento coreano produce buoni atleti in serie, anche se la nazione guida in Oriente resta il Giappone, Paese di ottima tradizione e che ha trovato in Kei Nishikori un ambasciatore ideale. Insieme a lui, spicca un Sugita cresciuto al punto da issarsi al numero 43 del ranking, ma c'è pure un sottobosco di promesse (Nishioka su tutti) che garantisce un futuro brillante. Tutto questo senza parlare del settore femminile, che ha appena salutato quella Kimiko Date capace di restare in sella fino all'età di 47 anni. Una longevità che tutto sommato è una caratteristica del Sol Levante, e che dunque non deve sorprendere. Quando anche la Cina si sarà allineata, sfruttando al meglio la quantità di tornei che mette in scena a ogni livello, allora sì, potremo dire che il baricentro del tennis si sarà spostato in maniera decisa verso Oriente.