blog
home / BLOG / NESSUN TIMORE

NESSUN TIMORE

Pubblicato il 14 agosto 2017

Ci sono due categorie di giovani rampanti. Quelli che subiscono il carisma delle star, e che di conseguenza non riescono a dare il meglio di loro stessi quando se le trovano dall'altra parte della rete. E quelli che di fronte ai più forti semplicemente avvertono più stimoli, o per dirla in un altro modo non vedono nessun motivo per avere un eccessivo timore dell'autorità, costruita in anni di successi in giro per il mondo. A questa seconda categoria appartiene Alexander 'Sascha' Zverev, ventenne di Amburgo che dopo l'exploit di Roma si è saputo ripetere in un altro '1000', stavolta sul cemento e di fronte a quello che è tornato a essere il più forte di tutti, con due vittorie Slam in sei mesi: Roger Federer.

 

Nel successo di Montreal, probabilmente, c'è pure un Roger non al meglio della condizione fisica. Ma c'è molto di un ragazzo, il tedesco, che proprio quest'anno ha imparato a vincere (cinque titoli Atp) a dispetto di qualsiasi previsione. Perché le sue qualità erano note a tutti da tempo, ma vederlo alzare trofei con questo costanza non era esattamente scontato, in un periodo nel quale i migliori parevano in grado di mantenere una marcia in più. Se gli Slam non sono stati terreno di conquista, vedere Sascha mettere il suo nome nell'albo d'oro dei Masters 1000 rappresenta comunque un evidente passo verso il vertice, confermato peraltro da una classifica che lo vede al numero 7 del mondo. Ormai tra i favoriti per la qualificazione alle Atp Finals di Londra, oltre che già qualificato per le Next Gen Finals di Milano.

 

Zverev, insieme a Kyrgios e forse pure a Shapovalov, rappresenta perfettamente il giocatore serenamente cosciente del suo valore, della sua forza e del suo posto nel mondo del tennis. Quel giocatore per cui un piazzamento tra i top 10 a vent'anni o il successo sul 'Migliore di sempre' in una finale non sono considerati come qualcosa di straordinario, ma come un normale passaggio della carriera. Lo si nota in campo, lo si nota nelle conferenze stampa e in generale nelle parole del tedesco di origine russa, che appare sempre di una freddezza quasi glaciale, se paragonata all'entusiasmo di alcuni suoi predecessori. Una freddezza che diventa persino severità, a tratti, ma che ben inquadra un personaggio destinato a durare nel tempo. Non sarà una meteora, Zverev, e sarà anzi il probabile capofila di quella nuova generazione che cresce a vista d'occhio e che sta cominciando a creare grattacapi seri ai primi della classe.