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BUM BUM GARBINE

Pubblicato il 15 luglio 2017

 

Si è portata le mani al volto accennando un lieve pianto, quando ha visto materializzarsi il titolo di Wimbledon. Lo ha visto quasi come fosse davanti alla televisione, Garbine Muguruza, sullo schermo di occhio di falco, intento a certificare il suo trionfo e a infrangere i sogni di Venus Williams. La spagnola ora torna tra le prime 5, lei che era già stata numero 2 e che prima di questi Championships era fuori dalle top 10. Come fuori dalle top 10 alla vigilia della finale era anche la più grande delle Williams, da lunedì di nuovo numero 9. Dall'alto del suo metro e 82 Garbine Muguruza ha impiegato un po' per mettere in moto il martello pneumatico, quello del dirittone con cui si è portata a casa un anno fa il primo titolo Slam, il Roland Garros.

 

E proprio a Parigi, qualche settimana fa – eliminata dal Roland Garros 2017 – la spagnola aveva detto di essersi tolta un peso. Quello di sentirsi nominare quell'unica vittoria Slam. Ora ce n'è un'altra, da festeggiare certo ma anche da mettersi sulle spalle da oggi in poi. Già, perché siamo nella terra di mezzo, non quella rossa, ma quella di uno scettro Wta che non trova padrona. In contumacia Serena e Sharapova, nell'anno in cui si può diventare numero 1 al mondo perdendo nella prima settimana dello Slam più iconico della stagione (chiedere a Karolina Pliskova, per i dettagli).

 

Nell'era, peraltro, in cui una giocatrice di 37 anni – campionessa finché si vuole – centra due finali nei primi tre Major dell'anno. Proprio Venus aveva la chance di battere un record, a Londra, quello di essere la vincitrice di Slam con lo spread più largo tra il primo e l'ultimo titolo. Sarebbero stati 17 anni, e invece restano 16 e restano nel curriculum di Martina Navratilova. Ma per la Williams, la possibilità di trasformarsi in divinità del tennis di oggi e di ieri è volata via sul primo dei due set point avuti nel primo parziale. Al 19° colpo dello scambio, per la precisione, quando il diritto della statunitense è morto in rete. Lasciando la spagnola speranzosa e lei affannata, a recuperar fiato e a fingere che i 14 anni di differenza non esistessero.

 

Esistono eccome invece, e da lì in poi si sono visti tutti. Premiando la 23enne nata a Caracas (Venezuela) e residente in Svizzera. Proprio i 23 anni sono l'arma in più di Garbine: se saprà mescolarli con la continuità e la capacità di “sollevare i pesi” (quelli delle vittorie importanti, vedi Roland Garros), potrebbero portare Bum Bum Muguruza a martellare anche il ranking, oltre che le avversarie in campo. C'è del lavoro da fare però, per Garbine. Con coach Sam Sumyk, lontano per una settimana e sostituito – piuttosto degnamente – dall'attuale capitano di Fed Cup della Nazionale spagnola Conchita Martinez. Era lei la sola iberica ad aver vinto sull'erba di Wimbledon (1994), prima di oggi, prima di Garbine. E adesso si riparte da qui, dalla terza giocatrice in attività a trionfare sia al Roland Garros che a Wimbledon. Le altre due sono Serena Williams e Maria Sharapova. Che parta la rincorsa.