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La festa del (futuro) papà

Pubblicato il 17 maggio 2017

Quanto merito hanno, Flavia Pennetta e il figlio in arrivo, nella tranquillità di questo nuovo Fabio Fognini? La domanda se la sono posta in tanti, al termine della sfida vinta (pardon, dominata) dal ligure contro il numero 1 del mondo e detentore del titolo di Roma, Andy Murray. Perché se in fondo era piuttosto normale vedere Fabio nel pieno controllo del suo tennis e del suo carattere durante il match di primo turno con Matteo Berrettini, lo è stato molto meno vederlo ripetere quello stato di grazia pure quando era avanti per 6-2 e 5-2 sul leader del ranking Atp. Per giunta davanti al pubblico di Roma.

 

”Sono contento – ha detto l'azzurro – perché finalmente sono riuscito a far conoscere a questo pubblico fantastico il vero Fognini. Ora mi voglio godere questa vittoria che dedico a loro (a Flavia e al bimbo che arriverà, ndr). Sento che sto facendo le cose giuste, in allenamento con Franco Davin e in partita. Sono sulla strada giusta”. La ripete come un mantra quella parola, 'giusta', come se per troppo tempo fosse stata lontana dal suo orizzonte, come se la parte 'sbagliata' di Fabio gli avesse precluso troppe soddisfazioni.

 

Non è la prima volta, che Fognini arriva a ottenere un grande exploit. Basta pensare ai successi su Nadal, o alla vittoria sullo stesso Murray a Napoli in Davis. Ma qui, stavolta, è tutto diverso. Perché siamo a Roma, dove Fabio non aveva mai brillato (per usare un eufemismo) e dove quando vince un italiano si respira un'atmosfera speciale, come in nessun'altra parte del mondo. Lo aveva sperimentato Filippo Volandri, giusto dieci anni fa contro Roger Federer: era il 2007 e il livornese portò a casa il match contro il Migliore di sempre, curiosamente con lo stesso punteggio ottenuto da Fognini contro Murray, 6-2 6-4.

 

Nella storia del tennis italiano, solo altri tre giocatori erano riusciti a centrare il successo contro un numero 1 del mondo, ma prima di Volandri bisogna risalire al 1977, con la vittoria di Adriano Panatta su Jimmy Connors, per trovare un match portato sino in fondo. Nel 2000, invece, Gianluca Pozzi approfittò del ritiro di Andre Agassi sull'erba del Queen's. Insomma, sono situazioni a cui non siamo esattamente abituati, e che se capitano in casa, al Foro Italico, in una bella serata di metà maggio, possono cambiare la carriera e il modo di guardare il mondo.

 

“So quali sono i miei limiti – ha proseguito un Fognini raggiante – ma cerco di migliorarmi un po’ alla volta. La testa? Col tempo migliora pure quella, e adesso che diventerò padre non giocherò più solo per me stesso ma anche per qualcuno di speciale. Qui è un sogno, ma le mie priorità non cambiano: se squilla il telefono parto”. Ecco, infine, il Fognini più emotivo, che però adesso lascia quella sua parte, declinandola in positivo, per qualcosa di molto più importante del tennis. La sua frase, per chiudere la conferenza stampa più bella della vita, è una risposta a quanti si chiedono 'cosa accadrebbe se…'. Se Flavia chiama, Fognini c'è. Ma il nuovo Fognini, comunque vada qui a Roma, ci darà soddisfazioni pure sul campo da tennis.