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MARIA, PETRA, VIKA: RITORNI E PROMESSE

Pubblicato il 3 maggio 2017

Un momento così, in tempi recenti, il tennis femminile non lo ha mai vissuto. Un'epoca senza leader, con personaggi che si allontanano (la futura mamma Serena Williams) e altri che tornano o promettono di farlo a breve. La notizia più bella dei giorni scorsi, a questo proposito, è arrivata da Monte-Carlo, dove si è rivista in campo Petra Kvitova, ferma dallo scorso dicembre, quando un ladro le entrò in casa armato di coltello ferendola gravemente alla mano sinistra. All'indomani dell'aggressione, si parlò subito di uno stop di circa sei mesi, ma in molti furono più pessimisti, arrivando addirittura a parlare di una carriera compromessa. Così non è, per fortuna, e la prima ipotesi è ora confermata da un allenamento in Costa Azzurra, immortalato e postato sui social per la gioia dei tanti fan della tennista ceca, ex numero 2 al mondo e per due volte campionessa di Wimbledon.

Sono passati soltanto pochi giorni dal ritorno di Maria Sharapova, subito protagonista a Stoccarda con una semifinale (e una battaglia persa d'un soffio contro la Mladenovic) e immediatamente riapparsa sulle copertine dei giornali e sulle prime pagine dei quotidiani, come se tutto il mondo del tennis in rosa non aspettasse che il suo rientro per aver qualcosa di appetibile da dare in pasto agli appassionati. Mentre un'altra grande assente dell'ultimo periodo, Vika Azarenka, si sta preparando a tornare in scena dopo aver messo al mondo il suo primo figlio, Leo, curiosamente nato lo stesso giorno (20 dicembre 2016) dell'aggressione alla Kvitova. Insieme al coach Michael Joyce (lo stesso che fu per anni all'angolo della Sharapova), la bielorussa sta pianificando l'avvicinamento agli Us Open, e l'obiettivo è di essere presente per la campagna americana sul cemento che porterà le giocatrici al quarto e ultimo Slam della stagione. Con un'idea chiara in testa: “Non voglio solo provarci – ha detto Vika – ma voglio scendere in campo per vincere, per essere di nuovo la migliore”. Impresa che le è già riuscita cinque anni fa, nel gennaio 2012, dopo la sua prima vittoria Slam in Australia.

In tema di ritorni, ce n'è uno un po' particolare che ci riguarda da vicino, perché anche nel mondo del tennis italiano stiamo assistendo alla seconda (o terza, o quarta) carriera di Francesca Schiavone, probabilmente all'ultimo anno tra le pro, ma comunque decisa a lasciare un segno prima di farsi da parte. La vittoria a Bogotà l'ha riportata nelle top 100, le ha consegnato il titolo numero 8 in carriera e soprattutto le ha garantito la presenza al Roland Garros, il torneo che vinse contro ogni pronostico nel 2010, diventando la prima azzurra di sempre a intascare un Major. Francesca non è stata fuori per infortunio, non ha affrontato una maternità, ma dal tennis che conta sembrava essere uscita in maniera definitiva. Salvo poi stupire tutti per l'ennesima volta, presentandosi a quasi 37 anni con la vivacità di una ventenne alle prime esperienze.

Insomma, tanto in Italia quanto nel mondo, siamo in un momento di ritorno al passato, con le top 10 attuali decisamente poco carismatiche (tolta Serena, ovviamente) e le top 10 del recente passato pronte a fare capolino nuovamente per salvare il circuito femminile dall'anonimato mediatico. Un fenomeno che non è riservato alla metà femminile del Tour, se pensiamo ai successi di Federer e Nadal tra gli uomini, ma che tra le donne è persino più evidente perché sono spesso le assenti a far parlare di sé, più di quanto riescano a fare quelle che vanno in campo. Kerber, Konta, Muguruza, Pliskova, Halep, Cibulkova e le altre, sono tutte – chi più chi meno – giocatrici di talento, sono tutte arrivate con merito in vetta al mondo, ma adesso devono fare i conti col passato che ritorna. E che, viste le premesse, non sembra così disposto a stare a guardare.