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DONNE CHE LOTTANO

Pubblicato il 10 marzo 2017

L'otto marzo appena passato ci ha raccontato, come ogni anno, tante storie di donne che lottano. E pure il piccolo grande mondo del tennis ha le sue vicende di resistenza legate al mondo femminile. Ve ne raccontiamo tre, molto diverse tra loro. Una di resistenza al dolore e alla sfortuna, quella di Petra Kvitova. Un'altra di resistenza al tempo che passa e ai riconoscimenti che sfumano, quella di Francesca Schiavone. Un'altra ancora, di resistenza a un periodo negativo che ormai si prolunga da tanto, quella di Sara Errani. Nelle loro piccole grandi storie di lotta, c'è tutto l'orgoglio di quelle donne – e sono la grande maggioranza – che alla cattiva sorte non si piegano mai. Nonostante tutto.

Prendete Petra Kvitova, classe 1990 da Bilovec, Repubblica Ceca. Un giorno disgraziato dello scorso dicembre, un ladro le entra in casa, ma lei è presente e tenta di difendersi. Risultato: ferite di arma da taglio alla mano sinistra, quella che la ex vincitrice di Wimbledon usa per giocare. È andata bene, in fondo, perché le conseguenze potevano essere ben peggiori, ma lo stop che si annuncia non è breve. In questi ultimi giorni le notizie si rincorrono, proprio mentre Petra festeggia, nella giornata della donna, il suo 27° compleanno. Prima, sembra che la ceca sia destinata a una pausa forzata ben peggiore di quei sei mesi ipotizzati all'inizio. Poi l'allarme rientra, e sembra che il recupero stia procedendo secondo copione. La certezza è solo una: la Kvitova sta lottando tenacemente per tornare in scena, come del resto aveva già detto il giorno dopo l'aggressione: “Tra mesi o anni, ma io tornerò”. Quando lo farà, sarà una festa per tutto il circuito.

Prendete Francesca Schiavone, 37 anni il prossimo giugno. Una che ha segnato la storia del tennis italiano, conquistando il quarto posto nel ranking mondiale, una vittoria e una finale al Roland Garros e una valanga di piazzamenti. Ora Francesca sta vivendo le sue ultime avventure nel Tour, da cui proprio non riesce a staccarsi. E lo sta facendo con tutto l'orgoglio di cui dispone, anche nelle (inevitabili) difficoltà del tempo che passa. Perché le avversarie che una volta domava con talento ed esperienza, oggi sono – nella maggior parte dei casi – troppo fresche e determinate per farsi cogliere di sorpresa. Così quella che una volta chiamavamo Leonessa si trova al numero 157 del ranking, una posizione che non le permetterebbe di entrare nel main draw del 'suo' torneo, lo Slam parigino. “Ma una wild card – dice lei – non me la daranno mai, non ho il potere contrattuale di certe altre giocatrici. Così, dovrò entrarci per diritto di classifica”. Eccola qui, la grinta di Francesca, magari velata da un po' di malinconia, ma non intaccata nella sua sostanza.

Prendete, infine, Sara Errani. Dopo anni di trionfi, dopo essere arrivata al numero 5 Wta, traguardo che forse nemmeno lei pensava possibile, si ritrova adesso fuori dalle 100. Come non le accadeva dal 2007, dieci anni fa. Eppure Sara non ha avuto gravi infortuni a fermarla per tanto tempo, e in fondo ha solo 29 anni, che nel tennis di oggi sono l'età della piena maturità, non dell'implosione. Semplicemente, la romagnola ha avuto un calo. Di gioco certo, di risultati, ma prima ancora di fiducia e di motivazioni. Ha cambiato radicalmente, passando dalla Spagna all'Italia, tornando vicino a casa con il coach che l'ha introdotta al mondo del professionismo, Michele Montalbini. Non sta andando troppo bene, se si trova al numero 104 del ranking, ma la parola 'rinuncia' non è nel vocabolario erraniano. Non lo è mai stata, da quando – pur con tante lacune poi gestite e colmate nel tempo – ha smentito gli scettici arrivando a diventare una delle azzurre più forti di sempre. Non lo sarà da adesso in poi, quando ogni partita è diventata una battaglia.