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IO CHE ROGER L’HO BATTUTO…

Pubblicato il 3 marzo 2017

La sconfitta di Roger Federer contro Evgeny Donskoy (116 Atp) negli ottavi di finale a Dubai resterà una delle più grosse sorprese della stagione, ed è senza dubbio la peggiore scivolata del 'Migliore di sempre' negli ultimi anni. Ma non è certo la peggiore in assoluto del basilese, che sia prima di diventare il Roger che conosciamo, sia dopo, qualche momento di sbandamento l'ha avuto eccome. Così, l'occasione è buona per buttare uno sguardo all'indietro e andare a spulciare la carriera del campione svizzero, trovando per una volta, invece delle tante (spesso scontate) vittorie, quelle partite che lo hanno visto dall'altra parte della barricata: battuto e deluso. Tralasciamo, ovviamente, quelle che gli hanno fatto scendere qualche lacrima ma che sono giunte per mano di altri campioni, per esempio la finale australiana del 2009 contro Rafa Nadal. Concentriamoci invece su chi davvero, lo svizzero, pareva non poterlo piegare mai, nemmeno nei sogni.

Per trovare un rivale fuori dai top 100 capace di mettere sotto il Re, bisogna tornare al 2013, la stagione più complicata per Roger. Ad Amburgo, fu l'argentino Federico Delbonis (114 all'epoca) a superarlo, ma poco prima a Wimbledon era stato l'ucraino Stakhovsky (116) a estrometterlo da quello che l'elvetico considerava ormai come il giardino di casa. Sempre quell'anno, Federer andò al tappeto pure con Brands (55) a Gstaad e con Benneteau (39) a Rotterdam. Insomma, considerato anche il flop negli Slam, una stagione da dimenticare. Nel 2010 all'Estoril, sulla terra portoghese, ecco il capitombolo di fronte allo spagnolo Albert Montanes; uno che però sul rosso, nei momenti migliori, sapeva il fatto suo, e che per giunta sette anni fa era numero 34 al mondo, non così male. Anche in precedenza, tra il 2003 e il 2009, sono poche le sconfitte davvero inattese per il vincitore di 18 Slam, molti dei quali messi in cascina proprio in quel periodo. Le partite finite male si contano sulle dita di una mano: contro lo slovacco Hrbaty a Cincinnati nel 2004, contro il livornese Filippo Volandri a Roma nel 2007 e contro Ivo Karlovic di nuovo a Cincinnati nel 2008.

Un passo indietro, siamo al 2003, e cominciamo a trovare un Roger più umano. Già capace di grandi exploit ma ancora acerbo e vulnerabile, soprattutto prima del trionfo a Wimbledon che ne sancì la definitiva esplosione al vertice. Così, emergono dal libro dei ricordi le sconfitte contro il 'quadrumane' Gambill a Doha, contro l'argentino Franco Squillari a Sydney, contro Max 'The Beast' Mirnyi a Rotterdam e – dulcis in fundo – contro il peruviano Luis Horna (88 Atp) al Roland Garros. Proprio quel match deludente di fronte a un giocatore piuttosto modesto, ancorché abituato alla terra, fece nascere più di una perplessità attorno al futuro del basilese. Nubi scacciate poche settimane dopo sui prati londinesi del torneo più conosciuto e prestigioso al mondo. Proprio a Church Road, peraltro, nel 2002 Roger si arrese a Mario Ancic, tutt'altro che modesto (in seguito sarebbe arrivato al numero 7 del ranking), ma all'epoca solo numero 154 al mondo. Sempre nel 2002, riuscirono nell'impresa di battere lo svizzero anche Andrea Gaudenzi a Roma e Davide Sanguinetti a Milano: due trionfi azzurri che ancora oggi gli appassionati ricordano al pari di quello giunto tredici anni dopo, in Australia, a opera di Andreas Seppi.

Per chiudere questo flashback, ecco il Federer degli esordi, quello dal carattere un po' ribelle e che vedeva nella scarsa continuità una lacuna importante da colmare. Dal 1997, anno del suo esordio nel circuito pro, al 2000, sono tanti i giocatori a poter vantare un successo da raccontare ai nipotini contro quello che sarebbe diventato un'icona, solo pochi anni più tardi. Tra loro, i connazionali Allegro (che poi avrebbe giocato con lui il doppio), Heuberger e Strambini, gli azzurri Tieleman, Balducci e Messori, il tedesco Phau (407 quando lo superò a Washington, nel 1999) o lo spagnolo Balcells (291 al momento della vittoria a Espinho, sempre nel 1999). Senza dimenticare l'americano Taino, lo svedese Sarstrand, il tedesco Hantschk e l'australiano Sekulov (191 nella settimana di Indianapolis nel 2000). Un bel gruppetto di giocatori che potrebbe, in fondo, ritrovarsi e dar vita a un nuovo evento: un torneo tutto loro per festeggiare e ricordarsi che, almeno per un giorno, sono stati più forti del 'Migliore di sempre'.