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71 ANNI E NON SENTIRLI

Pubblicato il 13 febbraio 2017

Hanno 71 anni in due e sono l'emblema del sacrificio applicato al tennis. Il dominicano Victor Estrella Burgos (36 primavere) e l'azzurro Paolo Lorenzi (35) si sono dati battaglia per due ore e mezza nella finale dell'Atp 250 di Quito, e per chiunque abbia visto un match rimasto in bilico fino all'ultimo punto, c'è parecchio da imparare. A dispetto del fatto che questi due atleti, fino a poco tempo fa, fossero considerati poco più che comprimari. Ha vinto Estrella, che si è dimostrato praticamente imbattibile sulla terra dell'Ecuador, arrivando a cogliere il terzo titolo consecutivo sul Centrale sudamericano. Eppure Paolino ha lottato, ha sofferto ed è arrivato a un solo punto dal secondo centro in una prova del circuito maggiore, dopo quello colto nel 2016 a Kitzbuhel, sempre in altura. Ha poco da rimproverarsi, il nostro, perché quel match-point non gli è sfuggito per colpa sua, bensì per merito di un avversario che ha saputo gestire le lacune dalla parte del rovescio, facendo malissimo invece quando colpiva col diritto.

Uno spettacolo, si diceva, questo incontro da 'vecchietti'. Perché nessuno dei due ci stava a lasciare la presa, come è normale che sia quando si arriva a un certa età e le occasioni davvero importanti diventano sempre più rare. Estrella Burgos e Lorenzi non sono stati baciati dagli dei del tennis, non possono vantare quel talento che un loro coetaneo chiamato Roger si porta dalla nascita. Ma si sono saputi costruire giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, fino a dotarsi di un gioco solido come pochi altri. Migliorando laddove era possibile, nascondendo le lacune dove non si riusciva a fare altro. Sì perché 'Viti' e Paolo sono due esempi pure in questo, vanno copiati per capire che è possibile, anche nell'errore, riuscire a imparare e a regalarsi qualcosa di prodigioso. Per loro, un ranking da top 50.

Non è nemmeno il caso di parlare di rimpianti, per Lorenzi, che pure era avanti 3-0 negli scontri diretti. Perché perdere a Quito da Estrella è un'esperienza che hanno sperimentato in tanti, negli ultimi anni. E perché con questo risultato, il senese torna a essere numero 1 d'Italia. Dato che a molti fa storcere il naso, pensando ai talenti che gli stanno alle spalle, ma che al contrario va preso come un monito. Il tennis di oggi è questo, è uno sport dove il talento va declinato in diverse sfaccettature. E, tra queste, la più importante riguarda la testa. Lorenzi è già oggi un capitale di importanza basilare per il movimento azzurro, e non andrà abbandonato nemmeno nel momento del ritiro. Perché uno così, in grado di costruirsi un servizio a 230 orari cambiano più volte il movimento fino a trovare quello adatto a lui, in grado di adattarsi all'avversario cambiando pelle ogni giorno, non nasce ogni giorno. È il nostro fenomeno, e come tale va celebrato.