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IMPRESA POSSIBILE

Pubblicato il 3 febbraio 2017

Ogni volta che Italia e Argentina si sono incontrate in Coppa Davis, ha sempre vinto la squadra in trasferta. La prima volta a Roma nel 1983, poi due volte in tempi recenti, nel 2014 a Mar del Plata e nel 2016 a Pesaro. Da oggi si gioca a Buenos Aires, e in più con un team sudamericano decimato da infortuni e forfait. Per questo, e perché tutto sommato gli azzurri sono al completo e in discreta forma, c'è da augurarsi una rivincita contro la formazione campione del mondo in carica.

Dalla finale dello scorso anno vinta contro la Croazia, il gruppo dell'Albiceleste ha cambiato dimensione: non più quella bella incompiuta che era sempre stata fin lì, ma la formazione da battere, quella più coesa, capace di adattarsi a ogni superficie e capace di metter paura col talento di Del Potro. Proprio l'assenza di 'Palito' potrebbe essere, in positivo per l'Italia, la chiave di volta del confronto. Ma pure i forfait di Delbonis (decisivo nel confronto di Pesaro, quando riuscì a battere sia Seppi, sia Fognini), Monaco e Zeballos avranno un peso. Il numero 1 dei sudamericani è Diego Schwartzman, piccolo furetto che si è arrampicato fino al numero 53 del ranking mondiale pur senza avere colpi da ko. Caratteristica che lo accomuna a Carlos Berlocq e Guido Pella, due dei suoi compagni di avventura. Così resterebbe il solo Leonardo Mayer, tra i padroni di casa, a poter dare quella spinta in più che spesso in Davis fa la differenza. Spinta che magari non sarà quella dei giorni migliori (21 il suo best ranking, un anno e mezzo fa), ma che in fondo si potrebbe pure ritrovare, per un weekend, quando c'è da salvare la baracca. Soprattutto perché parliamo di un giocatore dalle qualità tecniche importanti, e ben rodato su palcoscenici di livello, Davis compresa. Peccato che il capitano Daniel Orsanic non la pensi in questo modo, e abbia fatto scelte del tutto diverse: dentro Berlocq e Pella, fuori gli altri due. Con la speranza che la regolarità si dimostri l'arma vincente.

E gli azzurri? Stanno meglio dei rivali, decisamente meglio. Ma anche in questo caso c'è un capitano che ha preferito andare controcorrente. Almeno per la prima giornata, non scenderà in campo Andreas Seppi, il migliore degli italiani in quel di Melbourne. Spazio dunque a Paolo Lorenzi (contro Pella) e Fabio Fognini (contro Berlocq), che poi in realtà altro non sono se non i primi due dello Stivale secondo il ranking Atp. E sulla terra, forse, danno maggiori garanzie rispetto all'altoatesino (e al rientrante Bolelli), o almeno così deve aver pensato Corrado Barazzutti. Lorenzi e Fognini che, per giunta, in Davis hanno già mostrato più volte quanto siano attaccati alla maglia della Nazionale. L'Argentina in questo caso ci riporterà alla mente uno dei momenti più belli delle ultime stagioni, e chissà che proprio da laggiù non parta una nuova annata da ricordare per la nostra Nazionale.

Del resto, questo primo turno di Coppa si presenta piuttosto povero di personaggi, con l'unica eccezione di Novak Djokovic, atteso dai serbi nella sfida contro la Russia per riscattare i suoi ultimi risultati negativi. Nole a parte, il tabellone è orfano di tante stelle, e dunque aperto a svariate soluzioni. Sarà, probabilmente, una Davis che si deciderà grazie alla solidità della squadra, e non grazie alle imprese dei singoli. A meno che qualcuno dei big non decida, una volta che i compagni abbiano iniziato il lavoro, di completarlo per mettersi in tasca un'Insalatiera che fa sempre gola. Malgrado i dubbi che la circondano, malgrado la volontà di cambiarne la formula, proprio per cercare di attrarre maggiormente chi adesso ne resta, con il fisico e con il cuore, piuttosto lontano.