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MAGIA ROGER, ASPETTANDO RAFA

Pubblicato il 26 gennaio 2017

L'anno della NextGen si apre con la vecchia guardia che fa la voce grossa. In attesa di capire se agli Australian Open ci sarà la finale che il popolo del tennis attende, ossia se Rafa Nadal riuscirà a tenere a bada le ambizioni di Grigor Dimitrov, c'è un Roger Federer da incoronare per l'ennesima volta. Dopo i cinque set con Nishikori, altri cinque per battere Stan Wawrinka, per sottolineare che al di là del tennis e del talento, c'è un lavoro fisico fatto quest'inverno che ci ha portato ad avere un Roger di lusso, quello dei 17 Slam. La finale conquistata a Melbourne torna a uscire sulla ruota di Basilea dopo un'assenza tutto sommato breve, considerato che l'ultima in un Major è datata 2015, in occasione degli Us Open. Ma quello che conta è che il Re si giocherà domenica le sue chance per il 18° trionfo nei quattro appuntamenti più importanti del calendario, a quasi cinque anni di distanza dall'ultimo, Wimbledon 2012. Se qualcuno avesse osato dirlo sei mesi fa, con l'infortunio al ginocchio che faceva tremare il suo clan e i tifosi di tutto il mondo, sarebbe stato tacciato di partigianeria. Oggi, il ritorno del Migliore di sempre è un dato di fatto.

Persino il tabellone aveva contro, King Roger. Perché in partenza le prospettive erano di affrontare Melzer, Berdych, Nishikori, Murray e Wawrinka, per arrivare all'ultimo atto. Tra questi, Murray si è scansato prima, lasciando al più grande dei fratelli Zverev il problema di trovare le contromisure al Federer più efficace degli ultimi anni. Ma gli altri si sono comunque messi in mezzo a tentare di fare lo sgambetto, senza riuscirsi e senza nemmeno – in alcuni casi – fare il solletico al basilese. Ora si andrà alla ricerca del segreto di tanta longevità, di tanta voglia di vincere in un uomo che è il più ricco del pianeta tennis e che a casa ha una famiglia con quattro bambini. La verità probabilmente è più semplice di quello che si possa pensare, e si chiama passione. La passione che lo ha fatto diventare non soltanto una leggenda dello sport, ma pure un esempio per tanti giovani. La passione che gli ha suggerito di trovare alternative tattiche, di trovare correttivi alla preparazione fisica. Di cercare, in sostanza, sempre qualcosa di meglio.

Un ruolo non secondario l'ha avuto certamente Ivan Ljubicic, il nuovo coach che lo segue da un anno e che ha saputo spingerlo a raccogliere tutto quanto ancora di buono c'era in lui per ottenere risultati che a tanti sembravano ormai fuori portata. “Ivan conosce il circuito, conosce i miei avversari, non ha smesso di essere un tennista”, diceva Re Roger quando gli chiedevano i motivi della scelta. E se proprio un segreto vogliamo trovarlo, al magico Federer di inizio 2017, può essere proprio questo: il fatto di avere all'angolo non un grande del passato (come fu Edberg prima di Ljubicic), ma un giocatore ancora pienamente consapevole di ciò che serve per primeggiare nel tennis di oggi, ciò che serve per cercare le contromisure ai servizi di Raonic, al rovescio di Wawrinka, alla solidità di Murray e Djokovic.

Ora tocca all'altro, a Rafa Nadal. Perché è vero che anche una finale Dimitrov-Federer avrebbe il suo fascino, quello di vedere il 'piccolo Roger' finalmente all'altezza del suo soprannome, alle prese con quello vero. Ma volete mettere, a confronto con un ritorno della sfida Nadal-Federer? L'ultimo incrocio è datato 2015, con lo svizzero che si impose a Basilea. Ma se vogliamo parlare di un ultimo atto in uno Slam, bisogna risalire al Roland Garros 2011, quando il maiorchino si impose in quattro set. Sarebbe uno spot straordinario per il tennis, l'ennesimo regalato da due giocatori che hanno saputo rivoluzionare il concetto di rivalità. Nelle 34 partite tra di loro, mai una parola fuori posto, mai un gesto 'contro'. Solo attestati di stima reciproci che magari non piaceranno a chi ha nostalgia di Connors e McEnroe, ma che stanno crescendo generazioni di piccoli tennisti capaci di comprendere e apprezzare quello che diceva Kipling nella sua splendida 'If': che, in fondo, vittoria e sconfitta sono soltanto due impostori.