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L’ESEMPIO DI MR. TENNIS

Pubblicato il 21 gennaio 2017

Prendete Roger Federer e Nick Kyrgios. Metteteli uno di fronte all'altro e confrontate le loro parole, il loro atteggiamento, prima ancora che il loro tennis. Capirete tutto. Capirete perché quell'uomo di 35 anni, che ha vinto 17 Slam, sia sempre pronto a mostrare tutto il suo amore per lo sport che gli ha dato tanto, e che non pensa minimamente di abbandonare. Capirete perché l'altro, che di anni ne ha 21 e non ha ancora frequantato nemmeno una semifinale di un Major, dice quasi a ogni torneo che in fondo, in questo ambiente, ci sta soltanto per raggranellare qualche soldo. C'è un mondo di distanza, tra loro. Uno, un esempio, quello che ha cambiato le sorti del tennis al punto da trasformarlo in fenomeno sociale, da portarlo ben fuori dai confini degli appassionati più incalliti. L'altro, un ragazzo che nella migliore delle ipotesi deve completare una maturazione che lo porti a essere pienamente consapevole della sua fortuna e della grande chance che si ritrova ad avere.

Re Roger, di fronte a Tomas Berdych, aveva il primo vero test di questo Australian Open. E non solo lo ha superato, ma lo ha fatto con il suo stile, in scioltezza, come ormai da tanto non eravamo più abituati a vedere. “Com'è stato rimanere fuori dal circuito per sei mesi? Difficile, perché il mondo del tennis è un po' come una seconda famiglia. Ci sono tanti amici che stando a casa non posso vedere, ed è stato bellissimo ritrovarli. Non mi aspettavo di essere già a questo livello, perché mi ero allenato bene sì, ma per me gli allenamenti contano fino a un certo punto, il test che conta è quello del torneo”. Il tutto, detto con un sorriso di quelli veri, genuini, capaci di creare empatia persino attraverso lo schermo della tivù. Quanta differenza, rispetto alle parole appena accennate di un Kyrgios deluso per l'ennesima bocciatura, quella che gli ha inflitto Andreas Seppi.

Certo il paragone è impietoso, lo è per chiunque, quando si parla del 'Migliore di sempre'. Però in questo caso c'è qualcosa in più da sottolineare. C'è, in Kyrgios, un potenziale esplosivo, in termini di gioco e in termini di immagine. Tanto che gli sponsor sono pronti a fare carte false per accaparrarselo. Tanto che, malgrado i risultati non esaltanti e una fama da 'bad boy' ormai riconosciuta, di tifosi in giro pronti a scommettere su di lui ce ne sono tanti. Perché è comunque un segno di rottura, rispetto a quanto il vertice ci aveva mostrato nell'ultimo decennio. È un ritorno all'epoca di quei 'cattivi ragazzi' come McEnroe e Connors, che dividevano le folle e facevano il pieno di spettatori. Chi per godersi le loro scenette, chi per sottolinearle con rimprovero annesso. La differenza è che l'australiano, a forza di uscite bizzarre, non ha dato una mano a se stesso, tutt'altro. E allora forse, come lui stesso ammette, un cambio di rotta sarebbe necessario.

E Roger? Cosa dobbiamo aspettarci, adesso, da lui? Va detto che il tabellone non è stato generoso, se dopo Berdych gli si presenta Nishikori, e in seguito eventualmente Andy Murray. Ma è altrettanto vero che da numero 17 al mondo, il rischio lo si doveva mettere in conto. Così il giapponese rappresenta sì un test probante, ma tutto sommato superabile per il Federer ultima versione. Malgrado i precedenti non siano del tutto rassicuranti, considerato che un 4-2 a favore, per il basilese, è quasi da considerare un bilancio negativo. I rischi ci saranno, presumibilmente, ma sono nulla al confronto di un eventuale testa a testa col numero 1 del mondo, possibile quarto di finale che adesso tutti aspettano come fosse l'ultimo atto. Perché a quel punto, dovessero arrivarci entrambi, un Murray-Federer sarebbe senza dubbio il match del torneo. E porterebbe il vincitore, in semifinale, da favorito per il titolo.