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TORNA PRESTO, PETRA

Pubblicato il 23 dicembre 2016

In comune c'è un coltello. E una carriera interrotta. Tanto basta per tornare all'aprile di 23 anni fa, quando Monica Seles veniva aggredita da un folle durante il suo match contro Magdalena Maleeva ad Amburgo, in Germania. Patria di quella rivale, Steffi Graf, che il tornitore disoccupato Gunther Parche stava cercando – nella sua mente malata – di favorire con un gesto che avrebbe potuto avere conseguenze ben peggiori. Monica è poi tornata, con estrema fatica e una testa mai davvero sgombra dagli incubi, ma senza nemmeno sfiorare i risultati straordinari ottenuti in precedenza. Ebbene, ora tocca a un'altra campionessa, Petra Kvitova, il compito di superare il trauma di un'aggressione, seppure al termine di una vicenda decisamente diversa.

Nel caso di Monica il movente fu il tennis, nel caso di Petra una tentata rapina. Di mezzo, sempre un maledetto coltello, che ferisce la mano sinistra, la mano dominante della numero 11 al mondo. La notizia trapela sui media e pare che il peggio sia scongiurato. In effetti è così, perché la Kvitova non è in pericolo di vita. Ma il problema vero è la mano: prima si parla di uno stop breve, al massimo tre mesi. Poi, dopo l'operazione di quasi quattro ore, si arriva – come minimo – a sei. Più di metà stagione. Un duro colpo per una ragazza che ha trionfato per due volte nel tempio di Wimbledon arrivando a issarsi fino al numero 2 della classifica mondiale. Un duro colpo per il movimento femminile, che stava cercando di riprendersi dallo shock Sharapova e che nel 2017 dovrà fare i conti con altre assenze pesanti: su tutte, quella di Vika Azarenka. Lei però, per fortuna, alle prese con le gioie della prima maternità.

Dal web tutte le colleghe si sono lanciate in un coro collettivo di auguri verso la sfortunata Petra. Che – c'è da giurarlo – tornerà in campo. "Non importa – ha detto – se ci vorranno mesi o anni. Io tornerò a giocare". Mentre i medici hanno rassicurato: "L'entità del danno è grave, ma Petra è giovane e sana, non vi è alcuna ragione per cui non possa di nuovo tornare a giocare". Insomma il trauma c'è, ma quello fisico è superabile. Bisognerà capire se resterà traccia di quello psicologico, forse ancora peggiore. Come quello che fermò la russa Anna Chakvetadze, nel dicembre di nove anni fa, quando sei uomini armati fecero irruzione nella sua abitazione nei dintorni di Mosca. Anna fu legata, minacciata e derubata di oltre 300.000 dollari.

Donne tutt'altro che fragili, donne combattive, che pur vedendosi cascare il mondo addosso sanno come si reagisce. Sanno come continuare. Tutti si augurano che anche Petra possa riprendere il filo interrotto, possa tornare a far brillare gli occhi agli appassionati. Che la considerano giustamente una delle giocatrici più talentuose del Tour femminile. Da Sara Errani a Garbine Muguruza, da Svetlana Kuznetsova a Carla Suarez Navarro, su twitter è lungo l'elenco di coloro che hanno regalato un pensiero alla collega. “Continua a lottare”, si legge, ma pure “Non ci posso credere” e “Tornerai più forte di prima”. Con una chiosa di Marion Bartoli, donna che più di tutte, nel mondo del tennis, ha dimostrato di recente cosa vuol dire soffrire e risorgere: “Le mie preghiere e i miei pensieri sono tutti per te. Tornerai a farti valere nel circuito, ne sono certa”.