blog
home / BLOG / IL PESO DI CHIAMARSI MURRAY

IL PESO DI CHIAMARSI MURRAY

Pubblicato il 9 dicembre 2016

Non sempre i famigliari ti aiutano. Pensate al 'povero' Jamie Murray e alla sua vita da secondo. Fino a 14 anni era lui il predestinato, altro che Andy. Vinceva sempre, col fratellino, anche perché è di un anno più grande e poteva contare su quella maggiore spinta che a quell'età fa tutta la differenza del mondo. Pure mamma Judy, però, lo diceva: “il più talentuoso è lui, nessun dubbio”. Invece, gli anni successivi hanno raccontato un'altra storia. La storia di un Andy sempre in vista fino ad arrivare a essere parte dei Fab Four, di quei quattro che hanno rivoluzionato il tennis degli anni Duemila. La storia di un Jamie sempre in ombra, fino alla decisione (peraltro piuttosto rapida) di concentrarsi sul doppio lasciando da parte il singolare.                                     

Del resto il suo best (si fa per dire) ranking quando in campo ci è andato da solo recita un triste 834, siglato il 22 maggio del 2006, l'ultima stagione nella quale ci ha provato più o meno sul serio. Dal 2007, spazio soltanto alla gara di coppia, per un percorso che un decennio più tardi gli avrebbe consegnato una chiave per il paradiso tennistico. Già, perché in fondo questa piccola rivincita, il buon Jamie, se l'è presa nei confronti dell'amato fratellino. Il primo numero 1 al mondo di famiglia non è stato Andy, ma è stato lui, il 4 aprile di quest'anno magico, cominciato in maniera spettacolare: vittoria a Sydney e vittoria – soprattutto – agli Australian Open.

Parlare adesso è semplice, dopo che le vicende dei due Murray sono chiare a tutti. Ma pensiamo a quanto sia stato difficile, nel momento già complesso dell'adolescenza, avere accanto un fratellino che è migliore in tutto, compreso quello sport in cui credevi di poter davvero primeggiare. Per fortuna Jamie è un tipo mite, uno che ha sempre un bel sorriso stampato in faccia e che tutto sommato, se ha sofferto, lo ha fatto in silenzio. Senza essere un disturbo per la star che aveva accanto. D'altra parte Andy ha fatto presto scelte diverse, andando a stabilirsi in Spagna per diventare pro di alto livello, mentre Jamie il mancino restava nella terra natia a cercare comunque una strada per emergere. Malgrado le speranze stessero ormai diventando sempre più flebili.

Quelle speranze che hanno ripreso linfa vitale quando Jelena Jankovic gli ha regalato un doppio misto da Slam, nel 2007 a Wimbledon. E che sono diventate certezze proprio tra la fine del 2015 (finali a Wimbledon e agli Us Open, accanto all'australiano Peers) e l'inizio del 2016. Con il brasiliano Soares, Jamie ha intascato lo Slam di Melbourne, si è ripetuto agli Us Open e durante le Atp Finals è stato premiato insieme al compagno come miglior doppista della stagione. Tutto questo mentre, sempre a Londra ma in singolare, Andy alzava al cielo il trofeo confermando quel primato raggiunto soltanto pochi giorni prima. Mamma Judy in fondo può essere soddisfatta allo stesso modo di entrambi. Perché in una famiglia così non esistono gerarchie, in una famiglia così c'è un'impronta mista di orgoglio e lavoro, che rende campione anche chi non è predestinato.