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LE FINALI DEGLI ALTRI

Pubblicato il 10 novembre 2016

Non ci sono soltanto Andy Murray e Novak Djokovic, nel gran ballo finale delle Atp Finals. Ed è il caso di ricordarlo, perché ormai da qualche settimana, per non dire qualche mese, si parla quasi esclusivamente di loro. Andy che rincorre, che mette in fila quattro titoli consecutivi, che agguanta quel numero 1 del mondo tanto sognato, il primo dei britannici da quando esiste il computer. Novak che, frustrato dal mancato Slam, vive una seconda parte di stagione da giocatore qualunque, con sconfitte inattese e una crisi personale, oltre che sportiva. Con Federer e Nadal ormai fuori dai giochi per questo 2016 (ma attenzione, perché sono pronti a tornare), il britannico e il serbo hanno dominato mediaticamente, ancora più che sul campo, il mondo della racchetta.

Però adesso è tempo di rimettere i piedi per terra, o meglio sul tappeto sintetico della O2 Arena, il luogo che da qualche anno è divenuto simbolo del tennis che conta. Ed è tempo di confrontarsi con gli altri sei, che magari non fanno così paura, ma che qualche sgambetto potrebbero pure farlo. Perché se Djokovic appare lontano dalla sua sicurezza abituale, Murray ha tenuto il piede schiacciato sull'acceleratore così a lungo da poter incorrere in qualche battuta d'arresto. Tanto più che il campo di Londra, malgrado il supporto del pubblico, non gli è mai stato troppo amico. Già l'ultimo atto di Parigi Bercy, con Isner vicino al successo, ci ha mostrato che l'attuale numero 1 non arriva al momento clou di fine stagione con il piglio del dominatore. Adesso è tempo che Wawrinka, Raonic, Nishikori, Monfils, Cilic e Thiem dimostrino di poter dare fastidio.

Del sestetto, Stan Wawrinka è – sulla carta – quello con più chance. Non soltanto per il suo straordinario 2016, che lo ha portato al numero 3 del ranking, ma perché il losannese ha dimostrato di saper dare il meglio proprio quando l'occasione si fa importante, quando la posta in palio si alza terribilmente. Una qualità che invece non appartiene agli altri. Non a Raonic, che di titoli pesanti ancora non ne ha visti. Non a Nishikori, che pure sta crescendo e non fa mistero di puntare agli Slam fin dalla prossima stagione. Non a Monfils e Thiem, spesso più dediti allo spettacolo che alla sostanza. Resterebbe Cilic, unico della truppa ad avere un Major all'attivo, ma poi incapace di dare continuità a un tennis rischioso e che deve comunque trovare sicurezza prima di diventare davvero un pericolo per i primissimi della classe.

In più, c'è un'altra incognita che pesa su queste Finals, rappresentata dalle condizioni fisiche spesso precarie dei protagonisti. Raonic, per esempio, è ancora in dubbio e comunque non potrà essere al top, ma nessuno dei sei 'sfidanti' sembra arrivato in buona forma all'appuntamento londinese. Potrebbe essere dunque, proprio per questo, un Masters particolarmente equilibrato, con partite senza padrone e un'incertezza che sarebbe l'attrazione in più per un pubblico già orfano di due stelle come Roger e Rafa. Per il futuro, forse, l'aspetto più interessante sarebbe un'esplosione di Dominic Thiem, l'austriaco che con il suo rovescio magico e un talento fuori dal comune, sta tentando l'assalto alla vetta. Ma vederlo già protagonista sul rapido indoor, invece che su terra o cemento, rappresenterebbe una sorpresa. Sarà, in definitiva, un Masters di passaggio. In attesa che tornino Nadal e Federer, e magari che arrivino i futuri big, da Zverev a quel folle di Kyrgios.