blog
home / BLOG / NUMERO 1 AL 72%

NUMERO 1 AL 72%

Pubblicato il 5 novembre 2016

Andy Murray ha il 72 per cento (e spiccioli) di probabilità di diventare, già oggi, il nuovo numero 1 della classifica mondiale. La percentuale che corrisponde alle otto vittorie su undici incassate contro il suo prossimo avversario nella semifinale del Masters 1000 di Parigi Bercy, il canadese Milos Raonic. E Djokovic? Ebbene, stavolta non ha avuto ragione, quando con la consueta sicurezza è andato in conferenza stampa a ribadire che questa vicenda sarebbe dipesa anche da lui, non solo dallo scozzese. In effetti è sì dipesa da lui, ma alla rovescia, nel senso che la sconfitta patita di fronte a Marin Cilic, la prima in quindici confronti diretti, ha sentenziato in maniera quasi definitiva l'abbandono di quel trono che aveva ricoperto senza troppi problemi e senza veri attacchi dal 7 luglio 2014, ossia da 119 settimane consecutive.

Quel 'quasi', però, non è messo lì per scaramanzia. C'è, in effetti, una certa insicurezza che si è impadronita di Murray nei momenti cruciali del match dei quarti contro Berdych, che si potrebbe tradurre in un vero e proprio braccino all'atto di chiudere la pratica, di fronte a un Raonic in crescita e con le qualità tecniche adatte (malgrado i precedenti) a metterlo in difficoltà. Fa specie parlare di braccino per uno che a 22 anni è diventato numero 2 del mondo, ha vinto Wimbledon e qualche altro torneino di una certa importanza, e ormai dovrebbe essere abituato a ogni tipo di pressione. Però anche loro – i campioni – sono umani, e c'è da capirli quando al termine di una stagione così intensa come quella che stiamo vivendo, con le Olimpiadi da aggiungere al solito andirivieni nel Tour, si palesa qualche segno di stanchezza, fisica e mentale.

Campioni che sanno vincere, ma devono saper perdere e devono pure sapere incassare colpi. Ne ha dato dimostrazione proprio Djokovic, al termine della sfida persa a Bercy, che potrebbe costargli carissima: “Andy ha buone chance di approdare in vetta – ha detto – e se lo meriterebbe per tutto ciò che ha fatto in questi anni”. Non vi basta? Avanti: “Ci conosciamo da quando avevamo 11 anni, da quando ci fu la nostra prima partita ufficiale. Siamo in qualche modo cresciuti insieme, ed è stato bello vedere quello che è riuscito a fare nell'ultima stagione, ha raggiunto un livello stratosferico”.

Frasi che suonano come qualcosa in più di semplici parole di circostanza. Perché davvero quei due riescono a essere amici, nonostante tutto quello che accade in campo. E perché davvero il mondo del tennis al completo – non solo Nole – è pronto ad accogliere il suo nuovo Re con tutte le attenzioni del caso. A Parigi (e a Raonic) l'ultima parola.