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I 5 tornei di tennis più influenzati dalla pioggia

Pubblicato il 14 maggio 2016

In questo sabato al Foro Italico, in cui l'acqua cade a catinelle dal cielo e le partite non accennano ad iniziare, ci siamo trovati a ripensare ai tornei che più sono stati influenzati dalla pioggia nella storia del tennis.
Ecco i 5 che ricordiamo con più intensità.

Indian Wells 1980 – Torneo non terminato

Il più famoso torneo non terminato a causa del maltempo è quello di Indian Wells del 1980. La quinta edizione di quello che oggi è uno dei Masters 1000, fu martoriato dalla pioggia al punto da programmare semifinali e finale il lunedì. Anche quel giorno, però, il meteo fu inclemente, così i quattro semifinalisti – Jimmy Connors, Brian Teacher, Peter Fleming e Gene Mayer – si divisero premi (11 mila dollari ciascuno) e punti Atp.

 

Sanchez batte Mancini – Roma 1991

Il torneo del Foro Italico nel 1991 fu preda dal maltempo, che condizionò l'intera settimana. Al punto che la finale fu rimandata al lunedì, e per giunta non venne nemmeno terminata, aggiungendo sfortuna a sfortuna. Lo spagnolo Emilio Sanchez, regolarista della vecchia scuola (oggi coach nella sua accademia di Barcellona), riuscì ad alzare la coppa grazie al ritiro dell'argentino Alberto Mancini. Lo stop arrivò sul 6-3 6-1 3-0.

 

Ivanisevic batte Rafter – Wimbledon 2001

Dove può essere protagonista la pioggia, se non a Londra, se non a Wimbledon? Uno degli episodi da ricordare è la finale del 2001, una di quelle entrate direttamente nella storia. Proprio complice il giorno feriale, sugli spalti a seguire Goran Ivanisevic e Pat Rafter c'è un pubblico decisamente anomalo per il Tempio: da una parte i tifosi croati, che sperano di vedere la favola di Goran con un lieto fine. Dall'altra gli australiani in adorazione dell'attaccante Rafter. Finisce con Ivanisevic in trionfo, con le sue lacrime, con una storia unica: la prima wild card a vincere il torneo più famoso del mondo.

 

Nadal batte Federer – Wimbledon 2008

Sempre Wimbledon, prima dell'introduzione del tetto che ha risolto, almeno sul Centrale, il problema 'rain delay'. Nel 2008 va in scena un'altra finale da leggenda, per tanti la sfida più bella tra Roger Federer e Rafael Nadal. Si tratta della più lunga finale della storia del torneo londinese con una durata di 4 ore e 48 minuti, e ben due interruzioni per pioggia (che portarono la durata totale a oltre 7 ore). Nadal vince i primi due set per 6-4, poi la pioggia interrompe il match per oltre un'ora e al ritorno Federer si aggiudica al tie break il terzo e il quarto set. Nel quinto la partita viene nuovamente interrotta per via della pioggia e riprende dopo circa un'ora, fino al trionfo di Nadal per 9-7. Fu proprio Rafa ad ammettere di aver gestito meglio le interruzioni, trovando nella pioggia un alleato inatteso.

 

Nadal batte Djokovic – Roma 2012

Ancora Roma: la finale degli Internazionali Bnl d’Italia tra lo spagnolo e Novak Djokovic del 2012 va in scena di lunedì, non è esattamente tra le più belle e nemmeno tra le più tranquille. Vince l'iberico in due ore e venti minuti di gioco: con un 7-5 6-3, il re della terra centra il sesto titolo romano e la posizione numero 2 Atp. Ma il giorno prima, la pioggia porta il caos, con i blocchi stradali e la tensione per le tifoserie di Juve e Napoli, nel vicino Olimpico per la finale di Coppa Italia, a condire una giornata da dimenticare.

 

 

Cosa c'è di più efficace del fuoco, per risolvere il problema dei campi bagnati? L'idea è di Giorgio Tarantola, direttore del Challenger del Monviso (Torino), che di fronte al persistere del maltempo decide di adottare una misura drastica: dare fuoco alla terra battuta per consentire ai giocatori di tornare in scena rapidamente.