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IL RESTAURO DI UNA SPIDER D’EPOCA

Pubblicato il 15 dicembre 2015

Doveva essere un amore estivo, quello che dura solamente pochi mesi dopo le vacanze con i piedi nella sabbia. Ed invece è stato un rapporto lungo (due stagioni complete), intenso e ricco di cambiamenti, mentali e di gioco. Gli amanti Roger Federer e Stefan Edberg si separano, ma senza polemiche. Il sette volte campione di Wimbledon ha coronato uno dei suoi sogni da piccolo, quello di essere allenato dall’elegante tennista svedese. E lo stesso ha fatto Stefan, cimentandosi in un ruolo nuovo e molto delicato.

Se Federer è arrivato a giocarsi due finali dello Slam quest’anno (3 in due anni se calcoliamo anche i Championships del 2014) lo deve molto al cambio di mentalità su cui ha fatto perno l’uomo di Västervik. Il biondino dal cuore nobile sapeva bene che aveva poco da insegnare al maestro di Basilea, soprattutto arrivando così tardi nella carriera del campione svizzero. Non più ventenne, Roger aveva passato una stagione nefasta, con una involuzione tennistica importante, frutto anche di un cambio di racchetta mai troppo amato. Nel 2013 con Djokovic, Nadal e Murray al vertice, in tanti stavano pensando al canto del cigno del tennista più vincente della storia. E invece arrivò Edberg. Con i suoi modi educati, quasi timidi ma molto efficaci, ha convinto Federer a una nuova stagione all’attacco, un controsenso per l’età anagrafica che si poteva leggere nella carta d’identità di Roger. I numeri ma soprattutto le prestazioni hanno detto l’esatto contrario. È stata una nuova Primavera di Vivaldi, altro che il canto del cigno! In due anni 22 finali giocate,11 vinte e 11 perse. Purtroppo nessuno Slam, tantomeno il sognato ottavo titolo sull’erba di Sua Maestà. Roger però è consapevole che l’arrivo di Edberg abbia significato per lui una ventata di freschezza, un’inversione a U delle ultime stagioni, l’abbandono della riga di fondo per tornare nuovamente a proporre un gioco d’attacco. Se Becker ha perfezionato una macchina perfetta come quella di Djokovic, Edberg ha restaurato un’elegantissima spider d’epoca che porta la targa “SirRoger Federer”.

Edberg ha tirato fuori dal cassetto la vocazione all’attacco che Federer ha sempre avuto, in particolare all’inizio della carriera quando molti lo identificavano come il nuovo Sampras. Ma non solo. Un’esemplare gestione dell’attività in senso globale, a partire dalla programmazione dei tornei a cui partecipare, dalla preparazione fisica e atletica: cose come la “SABR”, e più in generale le percentuali di discese a rete e la ricerca dello scambio breve sono solo conseguenze di una filosofia di gioco studiata a monte. Nessuno lo dice ma il 2016 potrebbe essere veramente la sua ultima stagione, con l’oro olimpico di Rio de Janeiro come obiettivo principale.

Stefan tornerà ad occuparsi d’affari (gestisce una società di management) e il suo posto sarà occupato da Ivan Ljubicic, ex numero 3 del mondo e da varie stagioni commentatore tv oltre che partner di Riccardo Piatti, coach di Milos Raonic. A lui il compito di continuare l’opera di Stefan in coppia con Severin Luthi, amico intimo di Roger e ct della squadra Svizzera di Coppa Davis, prossima avversaria dell’Italia nel primo match della competizione nel 2016.

Sulla carta quella di “Ljubo” è un’ottima scelta: quasi coetaneo di Federer, ci ha giocato 16 volte contro in carriera vincendo tre incontri. Conosce bene quali sono i punti di forza di Roger ma anche dove può essere più vulnerabile. Come Roger ha sempre dato molta importanza al servizio e alla ricerca del punto neo primi due/tre scambi. Ha lasciato il tennis giocato da poco quindi è molto attento agli aspetti extra tennistici ai quali è sottoposto un campione, figuriamoci Federer. È bravo nella lettura delle partite e può essere un abile “tattico”. La ciliegina che mancava per puntare alla corona di Wimbledon?