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SENZA ESCLUSIONE DI COLPI

Pubblicato il 27 ottobre 2015

Per chi ha diviso, o continua a farlo, una cameretta con il proprio fratello la cosa non sorprenderà. Si chiama competizione, eterna competizione. Non importa se tra le quattro mura domestiche ci sia in corso una partita di carte, una di domino, una di Monopoli o si stiano tirando calci al pallone di spugna contro il letto usato come porta. ll fratello maggiore vorrà avere la meglio sul più piccolo. E il più piccolo vorrà sempre primeggiare contro il più grande “senza rispetto dell’anzianità”.

Una scena comune in tante case sparse per il mondo, un momento vissuto anni fa anche da Judy Murray, mamma del famoso Andy e del meno conosciuto Jamie. Grazie a lei entrambi hanno potuto coronare il sogno di diventare tennisti professionisti, un desiderio cullato fin da quando dividevano la “cameretta”. Andy e Jamie, come molto loro coetanei – parola di mamma Judy – si divertivano molto insieme ma discutevano come forsennati. “Si inventavano dei giochi, sistemi di valutazione e regole. Non posso dire che si siano allenati o abbiano giocato molto a tennis insieme, perché non duravano mezz’ora senza litigare!”

L’essere scozzesi, quindi di sangue battagliero, rende l’immagine ancora più affascinante. Vi immaginate Andy e Jamie a sbraitare per una pallina chiamata dentro o fuori? E non parliamo di Wimbledon ma del campetto sotto casa. Sì, perché il carattere non si forma dentro le aristocratiche mura di Church Road a Londra, bensì tra i ciuffi d’erba della terra calpestata secoli prima da William Wallace. Andy e Jamie non hanno lo stesso talento. Ed è per questo che uno ha scommesso sulla carriera di singolarista e l’altro si è fatto strada nel doppio. Andy vinse i primi tornei junior (tra cui gli US Open del 2004), prima di decidere di trasferirsi a quattordici anni a Barcellona. Fu selezionato nello stesso anno per la squadra di Davis nel match contro l’Austria, seppure non scese mai in campo ma divenne il più giovane britannico a indossare la maglia della nazionale di tennis. Poi la sua carriera prese la strada dell’Olimpo del tennis: il cambio di allenatore, la scelta di Ivan Lendl, le tante finali perse e finalmente gli Slam, prima a New York e poi il sogno di Wimbledon, sia come medaglia d’oro olimpica che come Major. Andy entrò di diritto nella storia del tennis della Regina per aver esorcizzato il fantasma di Fred Perry.

Ma nell’eterna competizione tra fratelli, forse non tutti sanno che a casa Murray il primo titolo di Wimbledon non lo portò Andy bensì Jamie. Era il 2007, la corona del campione di doppio misto in coppia con la serba Jelena Jankovic. Sicuramente i fratelli Murray avranno brindato al successo, magari con un bicchiere di prestigioso whisky torbato. La loro competizione, continua mamma Murray in un’intervista a un canale americano, li ha portati a livelli esasperati. “Stavo riaccompagnando in Scozia un sacco di bambini. Stavo guidando il mini-bus, c’era piuttosto buio e Andy aveva battuto Jamie nella finale di questo evento Under-12. Improvvisamente cominciano una battaglia nella parte posteriore del mini bus. La mano di Andy era appoggiata sul sedile e Jamie ha preso un chiodo e gliel’ha infilato nella mano. C’era sangue e ho dovuto fermare l’autobus, medicare la ferita, separarli e guidare per le poche ore che mancavano. Questo insegna ad essere umili e a non vantarsi mai di aver battuto qualcuno, specialmente se si tratta di tuo fratello!”.

Bene, ora la Gran Bretagna sogna l’insalatiera di Davis proprio grazie alle gesta dei fratelli scozzesi. Per mamma Judy l’orgoglio è già vederli insieme su un campo da tennis, figuriamoci con la maglia della propria nazionale! E tra poco anche nella finale più importante di una competizione a squadre. Un trofeo che manca dalle bacheche della Regina dal 1936. Un momento unico per la famiglia Murray.

E così quei duelli in cameretta potrebbero tornare utili per battere il Belgio e riscrivere la storia dopo quasi un secolo.