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UNO DEL GRUPPO

Pubblicato il 27 febbraio 2015

Tornerà, per se stesso e per la sua amata Argentina. Un comunicato ufficiale della Federazione di Buenos Aires sancisce il ritorno di Juan Martin Del Potro in maglia albiceleste. “Siamo molto orgogliosi di sapere che possiamo contare di nuovo su Juan Martin nella squadra di Coppa Davis sia negli allenamenti che come supporter e soprattutto speriamo di rivederlo giocare presto quando si sentirà in condizioni ottimali per farlo”.

 

Un ritorno che non è solo figlio del lento recupero fisico del gigante di Tandil, falcidiato dalle operazioni e dalle continue ricadute, ma anche dalle ‘limature di vedute’ con la Federazione, sebbene non sia tutto ora quello che luccica.

Nonostante il comunicato evidenzi grande stima, DelPo è stato più che una spina per la sua Nazionale; lui, capace di vincere uno Slam nel 2009 ed arrivare fino al numero 4 del mondo, in conflitto con il vicepresidente Hector Romani e il capitano Martín Jaite, nonché con alcuni suoi compagni. Insomma, un leader quasi abbandonato. L’ultimo incontro con l’Argentina è datato settembre 2012, quando la nazionale fu battuta per 3-2 in casa. Juan Martin vinse il primo match contro Stepanek, poi i cechi ribaltarono il risultato tra venerdì e sabato. Nel giorno decisivo DelPo fu costretto al ritiro per il dolore al polso e lasciò strada libera a Tomas Berdych.

 

Ma come sta il gigante d’argilla, nomignolo non troppo piacevole ma veritiero delle sue condizioni fisiche? Cartelle cliniche, operazioni, ritorni e pause forzate hanno costellato le ultime stagioni, facendolo sprofondare fino al numero 613 del mondo. L’infortunio al polso fu operato da Richard Berger, il maggiore esponente di chirurgia della mano della Mayo Clinic. Berger non solo si scagliò contro le nuove racchette e la potenza del tennis moderno ma scoprì microscopici strappi, difficilmente rilevabili con una risonanza magnetica, che andavano ad incidere in maniera molto grave sull’intera articolazione.

 

Il 2014 di Del Potro è stato frustrante, come per sua stessa ammissione: “E’ stato orribile guardare i tornei in televisione, non ne potevo più. Il mio posto era lì, insieme a loro, non sul divano di casa con un tutore”. Ora il lento, lentissimo ritorno. La presenza a Sydney, poi il forfait di Melbourne come il rifiuto della wild card ad Acapulco. Punta a rientrare nei Master 1000 americani sul cemento, la sua superficie favorita. “Ho bisogno di ritrovare buone sensazioni, sentire il ritmo della competizione, giocare contro i migliori”. Come se dovesse avvertire di fare ancora parte di questo gruppo, prima ancora che colpire la pallina e buttarla dall’altra parte della rete.

 

Cinque anni fa pensò seriamente al ritiro. A Sydney, a gennaio, ha battuto in tre set Fognini. “Era come se stessi giocando una finale di uno Slam, non un ATP 250” – ha detto DelPo. Con Marin Cilic, suo grande amico, condivide la “sventura” della vittoria di New York. Dopo il trionfo  è iniziato il calvario dell’argentino, dopo il trionfo sta continuando il calvario del croato. Coincidenze, solo coincidenze.

 

Se Juan Martin tornasse in Davis non troverebbe il “Pico” ad abbracciarlo. Il connazionale Juan Monaco ha detto molto chiaramente qual è il suo pensiero: “Il mio rapporto con Del Potro? Lo definirei nullo”. Un ottimo biglietto di bentornato…

A marzo mancano pochi giorni, come al ritorno di DelPo al tennis giocato. Speriamo non sia solo per pochi incontri.

Photo credits: 477437323/GettyImages