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DREAD A RETE

Pubblicato il 20 gennaio 2015

La sua avventura all’Australian Open 2015 è durata solo tre set. In settanta minuti di gioco, ovvero poco più di un’oretta, ha raccimolato sette giochi, contro i diciotto del suo avversario. Certo, le attenuanti non mancano: dall’altra parte della rete c’era Grigor Dimitrov, il bulgaro fidanzato di Maria Tiffany Sharapova, accreditato della decima testa di serie del primo Slam della stagione. Eppure Dustin Brown rimane un piccolo fenomeno sotto i riflettori, non tanto per il gioco espresso sul cemento azzurro di Melbourne, bensì per la sua curiosa storia.

 

È nato nel dicembre del 1984 a Celle, città tedesca della Bassa Sassonia di quasi 70.000 abitanti, cento chilometri a sud di Amburgo e a pochi passi da Hannover. Dustin però non ha nulla dello stereotipo tedesco: niente capelli corti biondi ma lunghi rasta neri, pelle scura e un sorriso sempre presente, anche in campo. Il perché è presto detto, “Dreddy” – così amano chiamarlo gli amici con un curioso gioco di parole – è giamaicano naturalizzato tedesco (grazie a mamma Ingrid).

 

Con la sua luccicante maglietta verde/giallo fosforescente ha cercato di ipnotizzare Dimitrov, senza riuscirci. La sfida non era tanto nella divisa indossata ma nel suo spericolato (e spensierato) gioco d’attacco, una rarità del tennis di oggi. Nell’ultimo match ha avuto una percentuale di prima di servizio buona (67%) ed è andato a rete spesso, ottenendo la metà dei punti ogni volta che si è trovato a tu per tu con il net. Certo, deve ancora migliorare (è attualmente il numero 90 del mondo, con un best ranking raggiunto lo scorso anno a quota 78) ma il tempo corre, gli anni il prossimo 8 dicembre saranno 31.

 

Dustin però non è solo un giocatore di tennis. È un anti-sistema, un uomo, prima che un tennista, che vuole vivere la vita con la racchetta con una spensieratezza diversa da quella dei tanti suoi avversari, più o meno forti, stretti in cliché di sponsor o conformismo. Tutti lo chiamano il Bob Marley del tennis  – la somiglianza è grande – e questo non lo disturba affatto perché ognuno fa quel che vuole, come vuole uno dei tanti mantra del rastafarianesimo.

 

Un ribelle che l’anno scorso ad Halle, da wild card, si è permesso il lusso di battere Rafa Nadal in due set e in 59 minuti di gioco. L’erba infatti è la superficie dove potenzialmente il suo gioco d’attacco potrebbe trovare più terreno fertile sebbene i migliori risultati in carriera siano arrivati sul rosso (categoria Challengers) a Samarcanda e a Genova, nel settembre del 2013, quando in finale sconfisse l’italiano Filippo Volandri.

 

Non ci sono tanti personaggi alla Brown nel circuito ATP. Uno però sÌ: Gael Monfils, non a caso un amico di Dustin con tante cose in comune, dalla creatività, alla spettacolarità del gioco, al colore della pelle.

Il suo idolo da piccolo era Safin, adora Federer, amava scendere in campo con scarpe dai colori differenti. Ora vorrebbe raggiungere la posizione 50 del mondo, anche se la vetta è ancora molto lontana. Lo farà con leggerezza e con la musica di Drake in cuffia. Un personaggio unico nel panorama tennistico.