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Senza patria

Pubblicato il 13 ottobre 2014

È scivolato fuori dai top ten dopo tanti anni; ha iniziato una collaborazione con un'allenatrice donna (Amelie Mauresmo) prima che le polemiche sessiste del dopo Carlos Moya in Spagna riempissero le pagine dei giornali; si è schierato apertamente a favore dell’indipendenza del suo popolo quasi in zona Cesarini prima del referendum di Edinburgo, ricevendo non pochi insulti dai tanti che lo avevano inneggiato a nuovo beniamino (britannico) dell’erba inglese dopo Fred Perry; ha perso con la sua Nazionale a Napoli in Coppa Davis con l’Italia, ha pianto la scomparsa per una grave malattia di una sua collega, amica e connazionale. 

E' decisamente l'annus horribilis di Andy Murray. Mai così indietro in classifica, il ragazzo di Dunblane ha portato a casa solo un trionfo nel 2014, quello della scorsa settimana a Shenzhen, la tappa più povera della campagna d’Asia del tennis maschile. Per il resto tre semifinali (Acapulco, Parigi e Pechino), molti quarti di finale e una sensazione diffusa di non trovare il bandolo della matassa dopo l’addio con il suo amato coach Ivan Lendl.

Oltre al danno ci sarebbe anche la beffa: se infatti il sodalizio vincente tra lo scozzese e l’ex numero uno cecoslovacco era finito in cavalleria, con il coach desideroso di tornare a correre con i suoi pastori tedeschi e giocare a golf senza stress, i retroscena raccontano ben altro. Una litigata "stile marito e moglie" avrebbe portato alla rottura. Ed ora Lendl vorrebbe tornare ad allenare, ma non Andy bensì Tomas Berdych. L’eterno incompiuto – curiosità del caso, proprio com’era Murray prima della cura del tenebroso uomo di Ostrava – potrebbe essere il nuovo allievo, con buona pace dello scozzese.

Murray quest’anno ha raggiunto la semifinale a Parigi nello Slam a lui più lontano. Sull’erba e sul cemento, i suoi terreni favoriti, sono stati dolori. Andy sembra non essere più in grado di tornare il giocatore che era. Che ci siano ancora problemi alla schiena è da escludere, nonostante in campo sembri pieno di acciacchi. Cosa ha determinato allora questa pessima stagione? Può un tennista vincitore di due Slam e sistematicamente in semifinale sbagliare gli appuntamenti che contano?

La vittoria di Wimbledon contro Djokovic del 2013 aveva riportato un britannico a vincere i Championships dopo 77 anni e Murray nell’Olimpo dei vincenti. Quando tutti vedevano una vita alla Djokovic o Nadal, ecco il lento ma costante declino. Ora gioca a Vienna per non perdere l’opportunità di giocare il Master. O forse farebbe bene a non perdere l’opportunità di ritrovare sé stesso.

Photo credits: Neale Cousland / Shutterstock.com