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Programmare il futuro

Pubblicato il 24 settembre 2014

Meno di due mesi alla chiusura ufficiale della stagione tennistica. Camila Giorgi avrà un bel ricordo del 2014 oppure lo classificherà ancora come un anno in cui poteva fare molto di più?

Partiamo con i numeri, in molti casi il termometro corretto su cui misurare le prestazione degli atleti. La marchigiana di origini argentine è uscita al secondo turno all’Australian Open per mano della francese Alizé Cornet, poi giustiziera di Serena Williams. Sul rosso parigino la traiettoria è stata identica: dopo la vittoria contro la serba Bojana Jovanovski arriva la sconfitta contro la Kuznecova, già vincitrice del torneo nel 2009. La musica non cambia nemmeno sull’erba inglese dove Camila non riesce a superare il secondo scoglio rappresentato dall’americana Alison Riske, ampiamente alla sua portata. È andata ancor peggio a New York dove la promessa azzurra difendeva molti punti del 2013 quando arrivò agli ottavi di finale. Dopo aver comodamente vinto la prima frazione, anche a causa di un dolore al piede, subiva la rimonta di Anastasija Rodionova e salutava subito la Grande Mela.

Letta così potrebbe essere una stagione da dimenticare. Non è così. Con la semifinale di New Haven, la bionda dal sorriso nascosto ha raggiunto il suo best ranking WTA posizionandosi al numero 31 del mondo (oggi è in 44º posizione, un gradino più su di Roberta Vinci). Ha aggiornato il suo tabellino con 189 partite vinte e 126 perse da quando è professionista, ovvero il 2006. In quell’anno chiuse al 944 posto in classifica, ora potrebbe rimanere tra le prime 50, quasi 40 posizioni meglio della stagione passata quando si fermò al numero 93.

Quest’anno ha poi debuttato in Fed Cup contro gli Stati Uniti nella fredda Cleveland. In Ohio ha battuto agevolmente Madison Keys durante il primo turno della competizione, iniziando a respirare il profumo dell’azzurro grazie alle scelte del ct Barazzutti di aprire il nuovo corso con Knapp-Burnett-Matteucci

In primavera si è persino tolta il lusso di battere Maria Sharapova ad Indian Wells, partita durata oltre due ore e mezza, la prima vittoria assoluta contro una top5. A placare gli entusiasmi, al turno successivo, ci ha pensato la nostra Flavia Pennetta che le ha lasciato solo tre giochi in due set. In Polonia, qualche mese più tardi, raggiunge la sua prima finale. A Katowice perde solo dalla francese Cornet (ancora lei…) e non prima di tre ore di gioco. Gli ottimi risultati invogliano Barazzutti a convocarla per Praga. In Repubblica Ceca l’italiana esce sconfitta da Petra Kvitova, poi futura vincitrice di Wimbledon, ma senza demeritare.

Insomma, una stagione dai due volti. Una crescita importante nei risultati (Slam esclusi) che non va però a braccetto con la filosofia di gioco di Camila e papà Sergio. L’idea è sempre quella: dominare il gioco da fondo campo, tirare ogni pallina come se fosse l’ultima, colpire-colpire-colpire. In diverse occasioni ha pagato, in altre è stata il vero motivo della sconfitta, non offrendo un’alternativa quando le bordate da dietro la linea andava lunghe o nei corridoi. 

Si dirà, peccato di gioventù. Insomma. Seppure la biondina sia nata a fine 1991, è arrivato il momento di fare il famoso cambio di passo per cercare di avvicinarsi alle prime venti del mondo. 

Programmare al meglio il 2015, magari con una visione più aperta della filosofia di gioco, potrebbe essere il modo migliore per diventare grande. 

Photo credit: lev radin / Shutterstock.com