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1914

Pubblicato il 23 settembre 2014

La Giovanna d’Arco spagnola si chiama Gala León García, 40enne di Madrid, ex numero 29 del circuito WTA. Si è ritirata dieci anni fa, con un solo titolo all’attivo, quello di casa del 2000 contro la colombiana Fabiola Zuluaga. Da tempo dirigente della federazione delle Furie Rosse, prenderà il posto del dimissionario Carlos Moya (ex numero uno del mondo) alla guida della squadra di Coppa Davis maschile. Sarà una prima assoluta, una scelta che fa già discutere.

Zio Toni Nadal ha sparato a zero sulla nomina, molti media hanno criticato la scelta del Presidente Federale, Andy Murray ha invece elogiato la sua “incoronazione”. Insomma, Gala León inizia la sua avventura con tranquillità…

La domanda che ci poniamo è una sola: l’ex tennista in gonnella è la persona giusta per risollevare il morale e la classifica dell’Invincibile Armata, sprofondata in Serie B dopo la sconfitta per mano del Brasile? Questo è l’interrogativo sul quale vorremmo ragionare. Toni Nadal, parente e allenatore di quel Rafa vincitore di nove Roland Garros, sposta invece l’accento su un altro concetto: Gala León non può essere la persona giusta, non tanto per le sue qualità come selezionatrice, nemmeno per il suo carisma nell’invogliare i big a tornare a giocare con la Nazionale, il suo difetto è uno solo: è donna

Sì, perché lo zio Toni non passa nemmeno largo nell’esprimere la sua idea. Davanti alle telecamere di un programma sportivo ha così recitato: “Nel tennis si vive parecchio all'interno dello spogliatoio e non mi sembra appropriato che ci sia una donna. Rispetto Gala, però non conosce né il circuito maschile né tantomeno i giocatori. E poi sinceramente non m'immagino la nazionale maschile allenata da una donna”. Concetto fin troppo chiaro.

All’alba del 2014 ci stiamo ancora chiedendo se una donna possa allenare un uomo? Oppure una Nazionale intera? E, caro zio Toni, pensi veramente che le tattiche per affrontare i vari Djokovic, Federer, Murray o Fognini si decidano a lato del lettino dei massaggi o prima di entrare sotto la doccia? E poi: perché mai una donna potrebbe benissimo essere allenata da un uomo e non viceversa? Non vogliamo apparire troppo bigotti ma ciò che è successo alla nazionale spagnola, ovvero la caduta in seconda serie – evento che non succedeva dal 1995 – è stato l’assoluto disinteresse dei giocatori nei confronti dell’ex selezionatore Moya.

Tra i primi cento del mondo sono spagnoli. Tra i primi trenta sono sei, due tra i primi dieci. Solo la Francia, a livello di numeri, tiene il passo dei sudditi di Re Felipe VI. E infatti i transalpini si giocheranno la finale di Davis in casa contro Federer&Wawrinka mentre la Spagna dovrà affrontare il primo turno del 2015 del girone B contro Danimarca o Russia. Perché? Semplice: nessuno ha risposto sì alla chiamata di Carlos Moya. Accusato di essere stato troppo “morbido” nell’incentivare i vari Nadal, Almagro, Ferrer, Lopez o Robredo, l’ex compagno di Flavia Pennetta si è trovato con le briciole in mano. E ha potuto fare poco, dimissioni comprese.

Ora la patata passa a Gala León, la quale ha già un sostenitore: Andy Murray. Il tennista scozzese, ancora a secco di vittorie in questo 2014, ha un rapporto speciale con il gentilsesso. La sua prima allenatrice fu la mamma, l’ultima, in ordine di tempo, Amelie Mauresmo. “In bocca al lupo alla selezionatrice spagnola, mi auguro che anche altre nazioni seguano questo percorso”. E via nuove critiche…

Delle qualità (o incapacità) della León nessuno parla. Tutti a discutere se una donna può sedere in panchina in Coppa Davis. Forse non siamo nel 2014 ma nel 1914