blog
home / BLOG / LEGITTIMO PROPRIETARIO

LEGITTIMO PROPRIETARIO

Pubblicato il 9 settembre 2014

Febbraio 2013, Torino. L’Italia di Coppa Davis di mister Barazzutti batteva al primo turno la Croazia e dopo tre lustri passava alla fase successiva. La trasferta in Canada contro Raonic, due mesi più tardi, non regalò purtroppo agli azzurri la semifinale contro Djokovic a causa delle bordate al servizio dell’uomo ora allenato da Ljubicic e Piatti.

Dentro il PalaVela, a pochi chilometri dalla Mole, Marin Cilic da Medjugorje aveva regalato gli unici due trionfi della squadra guidata dal capitano Zeljko Krajan. Prima la sofferta vittoria contro un dignitosissimo Paolo Lorenzi il venerdì, poi il netto successo contro Andreas Seppi alla domenica, una “vendetta sportiva” dell’Australian Open di pochi giorni prima. Sarà poi Fabio Fognini, nel match decisivo contro Ivan Dodig, a far esplodere di gioia i tifosi torinesi.

Se durante quelle fredde giornate invernali qualcuno avesse detto “scommetto che nell’estate del prossimo anno Cilic vincerà gli US Open” sarebbe subito stato preso come matto e si sarebbe visto togliere il vin brulé dalle mani. Invece Marin Cilic da Medjugorje, con il netto successo contro il giapponese Kei Nishikori, fa tornare la Croazia del suo coach Ivanisevic sul tetto del mondo in un torneo dello Slam. Evento che non succedeva, guarda caso, proprio dal 2001. 

Oggi come allora era in un insolito lunedì, oggi come allora era una finale atipica, senza un vero favorito. Ivanisevic scosse il mondo del tennis, non tanto per il suo talento o la sua forza al servizio, ma perché riuscì a trionfare sull’erba inglese quando era una semplice wild card e non da testa di serie (arrivò in finale sull’erba in tre occasioni prima del 2001 ma fu sempre sconfitto).

Marin Cilic da Medjugorje è stato il legittimo vincitore dello Slam della Grande Mela. Nella seconda settimana ha battuto in rimonta Simon, poi non ha lasciato nemmeno un set a Berdych, evento riservato anche a Roger Federer, forse provato fisicamente dalla battaglia con Monfils. Dentro l’Arthur Ashe Stadium ha lasciato solo le briciole a Kei Nishikori, il castigatore di Djokovic in semifinale. 

Marin Cilic da Medjugorje, quasi due metri di altezza per 80 chilogrammi, ha giocato 221 games sul cemento americano, ha servito molto bene (sempre oltre il 55% di prime palle condite da 98 aces). Per vincere in America ha fatto 758 punti, quasi equamente ripartiti nei 23 set disputati. Ha mostrato solidità, semplicità e forza. 

E dire che solo dodici mesi fa la sua carriera non stava proprio viaggiando sulle ali della felicità. Dopo il torneo di Monaco di Baviera Marin Cilic da Medjugorje fu trovato positivo a un controllo antidoping ovvero la presenza di coramina, uno stimolante che compare nella sezione 6 della lista delle sostanze proibite della Wada. Additò la colpa a una zolletta di zucchero comprata in Francia dalla madre, un “dopaggio a sua insaputa”. La Federazione non ne volle sapere: 9 mesi di stop, poi ridotti a 4. 

La presenza di Goran al suo angolo è stata fondamentale. Dal 2004, e solo in un’occasione, un tennista fuori dai Fab Four è riuscito a mettere il suo cognome sull’albo d’oro di New York. Era il 2009, l’anno in cui Juan Martín del Potro interruppe la striscia di cinque vittorie consecutive di Sir Roger. 

La Croazia è in festa come se avesse vinto la Nazionale ai Mondiali di calcio brasiliani. Un successo frutto del duro lavoro.

?Foto: lev radin / Shutterstock.com