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Sarita è tornata

Pubblicato il 17 maggio 2014

Anna Ullstein Bossi.
Anche per i più appassionati questo nome vorrà dire poco.
Ed invece la tedesca naturalizzata italiana è stata l'ultima finalista italiana agli Internazionali d'Italia disputati al Foro Italico.
Correva l'anno 1950, la guerra era ancora un ricordo molto fresco nella mente dei cittadini e degli sportivi, quando la nostra atleta ebbe la meglio in due set dell'inglese Joan Curry e si aggiudicò il trofeo, il primo dopo la pausa forzosa dei bombardamenti.
64 anni dopo un'altra italiana arriva alla partita finale nella Capitale (nel 1985 Raffaella Reggi vinse sia il singolare, contro l'americana Vicky Nelson-Dunbar, sia il doppio ma in quell'occasione gli Internazionali si disputarono a Taranto con una forma e un tabellone profondamente differenti).
In un Centrale gremito fin dai primi scambi nonostante un caldo africano con le previsioni che davano nuvole, Sara Errani ha battuto in due frazioni (6-3,7-5) la serba Jelena Jankovic, testa di serie numero 6 con all'attivo due vittorie e una finale a Roma.
Sara è stata perfetta.
Ha giocato il suo tennis portando molto spesso la serba all'errore. Non ha rubato nulla, anzi.
Gli errori di Jelena erano la naturale conseguenza dei colpi un po' più uncinati della bolognese.
La piccola italiana (di statura, non certo di classifica) ha saputo trasformare in energia positiva tutti gli incitamenti del Foro Italico. Ha lasciato scivolare via la pressione, lei che durante il primo match di questa cavalcata vincente accusò un piccolo problema respiratorio, forse la naturale conseguenza della pressione degli autografi, delle interviste, delle foto di questa settimana. Il suo angolo, come sempre arricchito anche della presenza della sua amica compagna di doppio Roberta Vinci, le è stato vicino nel momento più difficile, quel 1-4 del secondo set quando Jelena sembrava in pieno controllo del match.

Mentre tra gli spalti già si parlava di terzo set e pausa pranzo rimandata, ecco che Sara mette in serie 4 game consecutivi portandosi a servire per l'incontro sul 5-4. Un po' d'emozione, un po' di stanchezza e quella mancanza al servizio (seconde palline troppo "morbide" a 90 km/h) permetteva alla serba di rimanere in partita.
Solo per poco. Sara tornava a macinare punti, ristrappava subito il servizio e non si faceva perdere l'occasione di far esultare il Centrale, con cappelli panama lanciati tra i seggiolini e musica da dj set a tutto volume.
Ora manca l'ultimo scoglio, il più duro, ma Sarita è tornata, alla grande.
?Grazie alla finale manterrà la prima posizione tra le italiane nel ranking WTA. Sognando Roma, e un po' Parigi.