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Sognando Rio

Pubblicato il 16 maggio 2014

"Il mio sogno? Arrivare alla quinta Paraolimpiade, anche se sarà dura, le nuove leve sono fortissime!" 

E’ appena uscito dal suo primo match (vincente) degli Internazionali d’Italia 2014; pur non partendo da favorito, vuole fare più strada possibile anche se il prossimo avversario è di quelli tosti. Lui è Fabian Mazzei, campione italiano di tennis su sedia a rotelle. 

 

Dentro la sua maglietta azzurra e il capello ordinato, ha la grinta dell’atleta e la chiacchierata di un attore di teatro.

 

Domanda: Ma quanto parli in campo! Non sono solo incitamenti, ti fai proprio dei grandi discorsi

Risposta: E oggi sono stato anche più contenuto. Nell’ultimo torneo era quasi un monologo pallina dopo pallina…

 

D: Nulla a che vedere con il tuo avversario…

R: Ma figurati, lui è tedesco. Sempre silenzioso e concentrato.

 

Mentre chiacchieriamo passa il suo allenatore che gli consiglia di non tirare troppo forte la prima di servizio perché fa capire con anticipo dove indirizzerà la palla. Meglio nasconderlo un po’, con qualche effetto.

 

D: Insomma, il servizio è ancora da migliorare

R: No, no. Il servizio è il mio vero tallone d’Achille. Gli altri sono molto più bravi di me.

 

D: Quindi tu sei più forte a rispondere

R: Senza ombra di dubbio. La risposta è uno dei miei colpi favoriti.

 

D: Per voi, oltre alle naturali difficoltà e differenze, i turni di battuta sono i più complicati?

R: Non credere, i nuovi giocatori sono anche capaci di servire a 180km/h.

 

D: Quanto?

R: Si, si, hai capito bene. 180km/h!

 

D: Tu da quanti anni giochi a tennis?

R: Tanti, forse anche troppi. Sulla sedia a rotelle da ormai 17 ma giocavo anche prima dell’incidente.

 

Fabian praticava per passione lo sci durante i fine settimana. In uno di questi, nel 1994, cadde rovinosamente andando a sbattere contro un albero. L’esito fu dei più drammatici: lesione midollare, paraplegia e sedia a rotelle. 

 

D: Come ti sei avvicinato al tennis sulla sedia a rotelle?

R: Dopo quasi cinque anni dall’incidente incontrai il mio vecchio maestro di tennis. Mi disse di andarlo a trovare perché voleva spingermi verso questo sport. Io all’epoca non sapevo nemmeno dell’esistenza del tennis a rotelle. Non c’era copertura mediatica, non c’era nemmeno un articolo su questo sport.

 

D: E fu subito amore?

R: Sì, capii subito che potevo tornare a giocare e sono felice di quella scelta. Sono sempre stato uno sportivo, non potevo pensare al mio futuro senza sport.

 

Fabian non è uno degli ultimi arrivati. Da normodotato era un terza categoria, sulla sedia a rotelle ha invece collezionato quasi 50 vittorie, condite anche da quattro partecipazioni alle Olimpiadi, la prima delle quali in terra australiana, a Sydney nel 2000

 

D: Ripercorrendo la tua carriera, com’è cambiato il tuo sport?

R: Praticamente è cambiato tutto: dalle carrozzine, alle ruote, ai materiali, alle racchette. Tutto.

 

D: Quali sono le principali differenze con il tennis di Djokovic e Nadal?

R: Non saprei perché il livello si è alzato in maniera esponenziale. Quando iniziai la mia carriera praticamente l’unico obiettivo era cercare di tirare di là la palla, ora ci sono colpi di tagli, palle angolate, giocatori d’attacco. Quasi impensabile dieci anni fa.

 

D: E quindi vincerai Roma?

R: (sorride) Magari. E’ che con il prossimo avversario il mio score è 29-0 per lui. Diciamo che è un po’ in vantaggio…

 

D: E quando smetterai, cosa farai?

R: Mi piacerebbe viaggiare, girare il mondo, vedere posti nuovi. 

Però a quello ci penseremo tra un po’, domani c’è ancora un’altra partita.