blog
home / BLOG / DELUSIONE E AMMIRAZIONE

DELUSIONE E AMMIRAZIONE

Pubblicato il 12 maggio 2014

Stefano, Alberto e Stefan, tre volti e tre storie completamente differenti nel primo lunedì degli Internazionali BNL d'Italia.

Non hanno nulla in comune, se non la passione per rilanciare di là la pallina di tennis.

Partiamo con Stefano, cognome Travaglia, giovane azzurro che si è conquistato il diritto ad accedere al tabellone principale dopo aver passato i turni delle qualificazioni. Ha una storia particolare: un incidente al braccio destro, dopo una brutta caduta su un vetro, poteva quasi portarlo all'amputazione dell'arto.

Dopo mesi di terapia e un po' di fortuna questo rischio è stato scongiurato permettendo al ragazzo di Ascoli Piceno di tornare a calpestare i campi rossi di terra. Sogna di entrare nei primi venti del mondo (perché è giusto essere ambiziosi) e quest'oggi aveva l'occasione di fare un nuovo passo avanti in carriera. Dall'altra parte della rete, per il primo turno, era in programma un derby tutto italiano con Simone Bolelli, l'abituale compagno di doppio di Fabio Fognini in Coppa Davis.
Stefano si è subito portato avanti vincendo il primo set per 6-3 ma ha poi subito il ritorno dell'azzurro nel secondo parziale. Tutto si è deciso all'ultimo set. In una cornice surreale (il tradizionale silenzio del gioco del tennis era spesso interrotto dallo speaker dell'Olimpico, impegnato in infinite prove audio) Stefano è stato in vantaggio per 5-3, ha avuto l'occasione di portare a casa l'incontro ma è incappato in brutti errori di gioventù e di "braccino corto". Nonostante il rumoroso incitamento di famiglia e amici, ha finito per stringere la mano da perdente a Bolelli dopo un tie-break buttato via un po' malamente. Siamo sicuri che farà fatica a prendere sonno nel ricordare i due rovesci gettati in corridoio.

Alberto ha una storia tutta diversa. Lui non è in classifica, non ha passato le qualificazioni e non è nemmeno in tabellone. Ma ha sfidato per un set Roger Federer. Lo svizzero più atteso di Roma, lasciati pannolini e neonati in Svizzera con moglie e tate, è sbarcato nella capitale. La sola notizia del suo arrivo tra i marmi del Foro ha generato un passaparola continuo. Dove sarà, come starà, cosa farà?! Bene, ha palleggiato con Alberto in un campo defilato vicino agli spogliatoi, giusto per riprendere la mano. Alberto è un ragazzo semplice, un "pallettaro", ovvero un non classificato utilizzato dai big per prendere confidenza con il campo. Alberto non si è fatto intimorire, ha giocato i suoi colpi e ha strappato anche qualche applauso e qualche foto al centinaio di tifosi che si erano assiepati per vedere da vicino SirRoger da Basilea.
Anche lui, ripensando a quel passante di dritto che ha fatto battere le mani al pluricampione di Wimbledon, si rigirerà spesso nel letto questa notte.

Stefan è l'ultimo dei personaggi di questo racconto. È un signore di mezz'età, nato in Svezia in una fredda giornata di gennaio del 1966, vincitore di 6 prove del Grande Slam ed ex numero uno al mondo. Di cognome fa Edberg e di professione l'allenatore di Federer. Stretto in una maglietta blu e dei pantaloncini neri, stava guardava il suo atleta scambiare dritti e rovesci con Alberto. Serenamente, come se fosse lì per caso (ma non lo era). Alla fine dell'allenamento ha riposto la sua racchetta nello zaino/cartella e si è avviato a chiacchierare con due colleghi mentre Roger era impegnato in una serie forsennata di scatti e selfie con i tifosi. Edberg potrebbe fare di tutto nella vita senza perdere mai la sua naturale disinvoltura ad essere un signore.
A guardare Alberto e SirRoger colpire qualche palla, oltre ai tanti tifosi, c'era un ragazzo ventenne un po' imbronciato ma ammirato.
Aveva appena fatto la doccia, si era cambiato e portava sulle spalle il suo zaino di indumenti sporchi e di freschi ricordi. Con una mano era appoggiato alla grata per rubare qualche trucco al campione dei campioni.
Il ragazzo dal volto triste si chiamava Stefano, di cognome Travaglia.