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GLI ANNI DEL PANINARO

Pubblicato il 16 gennaio 2014

Perché a Rafa Nadal non piacciono gli anni ’80? Eppure sono il periodo di Bob Marley e dell’ascesa di Bruce Springsteen, il lancio della prima versione di Windows, la ribellione nell’arte di Basquiat e Kaith Haring, il crollo del muro di Berlino tra Est e Ovest. Lo sport in pantaloncini cortissimi e talenti a dismisura. Eppure Rafa Nadal non è un figlio degli anni ’80. 

Il primo nostalgico, sportivamente parlando, è stato lo scozzese Andy Murray. Stufo di rimanere sempre un passo indietro ai suoi tre compagni di viaggio della top ten ATP, nel 2012 convinse con una telefonata Ivan Lendl a tornare a maneggiare una racchetta. 
Il campione cecoslovacco di Ostrava, vincitore di 8 tornei dello Slam ma mai di Wimbledon seppur andò in finale per due anni di seguito, era il giocatore serioso degli anni in cui in Italia spopolavano i paninari e Drive In. Ha vinto 222 match nei tornei Major, secondo solo a Federer, Connors e Agassi; andò in finale all’US Open per 8 anni consecutivi. In pratica era il sindaco della Grande Mela. Unico giocatore ad aver vinto 90 partite in tre anni consecutivi. 
Con i suoi non-sorrisi e le sue poche parole ha trasformato il brutto anatroccolo Murray da eterno perdente a vincitore di due Slam e di una medaglia d’oro alle Olimpiadi di “casa” di Londra. Prima di allenare lo scozzese era letteralmente scomparso dal mondo del tennis per 15 anni. Cercò, con poco successo, di intraprendere una carriera da golfista (prima) e organizzatore di eventi (poi). Ha pensato che fosse più importante crescere le sue quattro figlie nel Connecticut ma poi non ha resistito al fascino del tennis. Il Terribile è tornato. Anni ’80, versione 1.

Si sa, l’eleganza sembra disegnata su alcune persone. Due esempi? Sir Roger Federer e Stefan Edberg. Prima giocatori vincenti della racchetta, ora unico team per risollevare le sorti dello svizzero più famoso. Edberg come fonte d’ispirazione per la rinascita, parole del tennista di Basilea. Lo svedese, per i nostalgici del gioco d’attacco, era una gemma rara. Sempre all’attacco, sempre verso rete, sempre pronto a una voleé. Tutto con un’eleganza di un ballerino di tip tap. Vinse 6 tornei dello Slam ma mai Parigi, dove arrivò in finale nel 1989 ma fu battuto a sorpresa da Michael Chang, giustiziere (che caso) di Lendl negli ottavi e famoso per aver battuto una seconda di servizio dal basso. Edberg era la sportività fatta persona, la coppia con Federer (sulla carta), sembra perfetta. Anni ’80, versione 2.

Il cerchio si chiude. Chi fu il grande avversario di Edberg nella sua carriera? Boris Becker, l’attuale allenatore di Nole Djokovic. Il biondino di Leimen fu un ciclone in piena nel circus della racchetta: vinse a soli 17 anni Wimbledon senza essere nemmeno testa di serie. In carriera vanta 6 trionfi dello Slam ma niente Parigi. Potente come un panzer, Bum Bum fece notizia sia in campo sia fuori. Sposò nel 1993 la modella afroamericana Barbara Feltus Pabst, attirandosi le antipatie di mezza Germania. Padre di una bambina nata da una relazione extraconiugale con una cameriera d’albergo, si è risposato, è ingrassato a dismisura e ha provato la carriera (con discreto successo) come giocatore di poker. Ora è tornato in campo. Anni ’80, versione 3.

Eppure Rafa Nadal non è un figlio degli anni ’80. Lui non cambia. Ma se dovessimo giocare con la fantasia, chi potrebbe essere l’allenatore ideale di quell’epoca? Chi potrebbe condividere la panchina e l’estrosità con il mancino di Manacor? E se fosse Andre Agassi?! L’ex numero uno originario di Las Vegas è impegnato in tutt’altro in questo momento, dalla sua fondazione, ai centri d’educazione fino a una nuova linea di snack per bambini. Ma se squillasse il cellulare e dall’altra parte della cornetta parlasse un giocatore con chiaro accento delle Baleari?

In fin dei conti, cosa resterà di questi anni ’80?