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UN MANIFESTO CONTRO LO SPEED-TENNIS

Pubblicato il 13 dicembre 2013

Il rituale si ripete, come da tradizione. 

Al pari degli altri sport, anche il tennis è alle prese con la conta di fine anno: statistiche sulle migliori performance dei giocatori, scelta della sorpresa della stagione, elezione del miglior colpo visto in giro per i tornei, proposte innovative per i prossimi anni. Come se necessariamente ci fosse bisogno di qualcosa di nuovo per invogliare gli appassionati a fare la coda al botteghino per vedere i tennisti giocarsi la vittoria sotto rete.

Il 2013 non fa eccezione. Da più parti si continua a discutere sulla possibilità di integrare il killer-point (chiamato anche no-ad) anche per i Major più importanti e non solo per i tornei di serie B. Il killer-point non è altro che la fine – teorica – del punto ai vantaggi. Una volta sul 40-40, così come succede nel doppio, chi vince il punto successivo porta a casa l’intera posta, ovvero il game.

L’idea originale, se così possiamo definirla, ha l’unico scopo di accelerare, in maniera drastica, la durata degli incontri. Si vuole raggiungere lo speed-tennis, più accattivante e più televisivo. Sì, perché dietro alla proposta c’è la volontà dei grandi network di gestire, in modo più efficiente, i palinsesti e le programmazioni. Non vogliamo essere eccessivamente diretti ma non troviamo un’altra spiegazione plausibile per la proposta.

Non piace agli appassionati, non piace agli addetti ai lavori e, particolare non proprio marginale, non piace nemmeno ai tennisti. Con lo speed-tennis si accorciano le partite – tema che andrebbe discusso con più attenzione e conoscenza sportiva – e si pianificano al meglio le interruzioni pubblicitarie, l’anima-pagante dei ricchi montepremi milionari. Lo speed-tennis potrebbe però far cadere definitivamente un’altra tradizione di racchetta e pallina: l’aspetto poetico delle maratone sul campo per strappare un servizio all’avversario. 

Non solo. Come evidenziato da più parti, il game ai vantaggi contiene una delle filosofie del tennis ovvero quella di concedere un’altra occasione al nostro avversario. Non vogliamo scendere in particolari e statistiche matematiche (sono più avvantaggiati i giocatori con servizio potente, etc..) ma ci piace sottolineare come il distacco di due punti all’interno di un game breve significhi allontanare la casualità dalla vittoria di una partita. 

Il tennis è uno sport fatto di piccoli momenti, frazioni e centimetri impercettibili. Trasformarlo in un rapido-formato-televisivo annullerebbe anni e anni di storia. 

È giusto innovare, è giusto evolversi. Non sempre però le rivoluzioni fatte solo sulla carta trovano un riscontro oggettivo nei benefici sportivi. Il tennis è cambiato abbastanza negli ultimi anni e non sente la necessità, stagione dopo stagione, di introdurre una nuova particella rivoluzionaria.