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IL TEMPO GIUSTO PER DIRE ADDIO

Pubblicato il 5 luglio 2013

Esiste un momento giusto per dire “basta”? 

La prematura sconfitta di SirRoger Federer a Wimbledon ha rimesso in gioco lo spinoso problema dell’addio di un grande campione. Ascoltare il proprio corpo e i propri acciacchi, comprendere il valore dei nuovi avversari, essere sazi di successi, non voler macchiare il proprio cognome con una lenta ma inesorabile decadenza. Sono molti i campanelli d’allarme che un atleta può sentire risuonare nelle orecchie. Per alcuni è un’ulteriore sfida di una già lunga carriera, per altri è la spia luminosa che si accende dentro una macchina di trionfi.

Premettiamo subito che non pensiamo a un ritiro di Federer dal circuito nel 2013. Sarebbe fin troppo sorprendente. È però innegabile che una sconfitta “alla Stakhovsky”, ovvero di un autentico outsider durante le prime fasi di uno Slam, anzi, lo Slam favorito dello svizzero, pone i primi interrogativi sul futuro della carriera del tennista più forte degli ultimi vent’anni. Lo svedese Peter Lundgren, colui che ha portato il ragazzo di Basilea a trionfare per la prima volta sul prato di Sua Maestà, in una recente intervista ha detto chiaramente: “Roger sarà finito (tennisticamente parlando) solo quando non scenderà più in campo. Fino a quel momento avrà sempre una possibilità di vincere uno Slam”. Siamo d’accordo, l’ultimo match di SirRoger sull’erba è stato uno dei suoi peggiori incontri di sempre. Può succedere. Fino a quel momento aveva raggiunto 36 quarti di finale consecutivi in uno Slam, un record assoluto. Una rondine, si diceva una volta, non fa primavera. 

Il mondo dello sport è costellato di grandi uomini che hanno reso famosa una disciplina. Alcuni hanno voluto abbandonare gli abiti sportivi per “infilarsi” quelli familiari, altri non hanno resistito al grande ritorno. 
Pensiamo ai motori: Michael Schumacher e Casey Stoner. Il pilota tedesco di Formula1, grazie ai successi in Benetton e Ferrari, è colui che ha vinto più Mondiali (7). Salito in macchina nel 1991 si è tolto il casco solo nel 2006. Per la prima volta. Nei tre anni successivi provò qualsiasi brivido della velocità ma il suo amore per la pista e l’auto fu troppo forte. Tornò nel 2009 e disputò altre tre stagioni (deludenti) con un terzo posto in un GP come massimo risultato. 
Diametralmente opposto il caso di Casey Stoner. Il ragazzino australiano vince due mondiali (Ducati e Honda). La primavera scorsa, a soli 27 anni, decide improvvisamente di ritirarsi quando è ancora un pilota ufficiale e competitivo. Vuole tornare a casa dalla famiglia, il mondo delle corse non era più il suo. 

Quando parliamo di abbandoni e ritiri, tornando alla racchetta, non possiamo che citare il leggendario Bjorn Borg. Tra i più grandi di sempre (6 Roland Garros e 5 Wimbledon, solo per citare alcune vittorie) dominò il circuito a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Dopo la bruciante sconfitta in finale (la 4ª) dell’US Open, a soli 25 anni decide di abbandonare il circuito. Il suo grande nemico (sul campo), John McEnroe, farà di tutto per convincerlo a tornare indietro. Nulla. 
Tornò, ma solo nel 1991-93. Giocava con le racchette di legno quando il mondo correva in tutt’altra direzione.
Fu un totale insuccesso.