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TIMBLEDON

Pubblicato il 29 maggio 2013

Ad Oxford non nascono solo ricercatori. Alle volte anche ottimi giocatori di tennis, come Timothy Henry, per tutti “Tim”, Henman. 

Prima che le attenzioni e le speranze dei sudditi di Sua Maestà si posassero sullo scozzese Andy Murray, Henman incarnò lo spirito del tennista d’Oltremanica: serio, con un marcato gioco d’attacco, vincente. Arrivò fino al numero 4 delle classifiche mondiali ATP senza però mettere in bacheca un prestigioso risultato: 11 titoli in carriera di cui 9 sul cemento, 6 semifinali del Grande Slam.

La sua casa, non poteva essere altrimenti, fu il prato inglese dei Championships. I media coniarono un nome suggestivo per rappresentare il manto erboso unito al ragazzo del serve&volley: Timbledon. 

L’intero popolo britannico, fin dal debutto nel 1994, confidò nel possibile successore di Fred Perry. Le pressioni erano molteplici poiché Tim aveva tutti i fondamentali per vincere il prestigioso trofeo. Il destino e la sorte furono beffardi. Henman incrociò due volte Pete Sampras sulla strada verso il trionfo. Il ragazzo di Washington era il più forte di tutti a fine anni ’90, Henman non riuscì a compiere il miracolo.

Superato il Millennium bug ecco due nuove occasioni: 2001 e 2002. Gli avversari rispondevano al nome di Goran Ivanisevic e Lleyton Hewitt. Il Centrale di Londra era una bolgia di speranze. Furono disattese.

In entrambi i match Henman regalò partite di assoluto livello ma senza mai superare l’ultimo gradino. Curioso il racconto del match contro Ivanisevic. Dopo aver perso il primo set, Henman prese il controllo della partita chiudendo il secondo e terzo parziale in vantaggio, l’ultimo addirittura per 6-0. Tutta l’inerzia era nella direzione del ragazzo di Oxford che però non fece i conti con un ospite scomodo dalle parti della City: la pioggia. L’incontro fu sospeso (non esisteva ancora il tetto sul Centrale) e al ritorno in campo la partita non fu più la stessa. Ivanisevic in conferenza stampa, senza giochi di parole, fu chiaro: “Dio voleva che vincessi questa partita e ha mandato la pioggia a salvarmi”.

La magra consolazione avvenne le due domeniche successive agli incontri. Sia il croato che l’australiano, a fine torneo, si laurearono campioni.

Con gran sorpresa raggiunse anche la semifinale del torneo più agli antipodi di Timbledon, il Roland Garros di Parigi. La terra e la superficie lenta non aiutavano il gioco d’attacco di Tim che comunque seppe arrivare fino alla seconda settimana. In quell’occasione si arrese in quattro set all’argentino Guillermo Coria, poi sconfitto all’atto finale da Gastón Gaudio.  

Lasciò il tennis nel 2007 dopo aver aiutato la Gran Bretagna a battere la Croazia in Coppa Davis: da vero patriota, da vero inglese.