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AMBASCIATORI SENZA TEMPO

Pubblicato il 8 maggio 2013

Ambasciatore: vocabolo di umili origini latine, ora sinonimo di Ministro d’alto grado, inviato con lettere credenziali e investito di carattere rappresentativo, da Stato a Stato, affin di trattar negozi sotto la fede pubblica stabilito dal diritto delle genti.
Vocabolario etimologico della lingua italiana, Ottorino Pianigiani.

Ambasciatori del tennis italiano: personalità di alto spessore sportivo, grandi conoscitori del mondo della racchetta, comprovata eleganza ed educazione. 
Lea Pericoli e Nicola Pietrangeli.

Abbiamo rispolverato il manuale della lingua di Dante e creato un parallelismo dei giorni nostri per presentare due personaggi che sono il tennis italiano. Lo sono stati nel passato per i loro trionfi, lo sono oggi come icone sportive nazionali.

Per galanteria partiamo dalle signore. Milanese di nascita, Lea Pericoli è stata campionessa d’Italia dal 1958 al 1975 con oltre 260 presenze in Nazionale e 30 alla FED Cup. 27 titoli assoluti nazionali. Per tre volte agli ottavi a Wimbledon e per quattro sulla terra rossa del Roland Garros, dove arrivò anche in semifinale nel doppio. Alzò il trofeo di Montecarlo per tre volte oltre a Casablanca, Beirut, Istanbul, Atene e Mosca, solo per citare i più importanti.

Donna di comprovata eleganza. I suoi vestiti, ricchi di pizzi e merletti, furono disegnati da Ted Tinling e ora si trovano nel Victoria Albert Museum di Londra. Nel casto Museo di Wimbledon, invece, si possono ammirare le celebri couleotte che fecero impazzire i telecronisti di Sua Maestà. 

Eleganza con la racchetta, eleganza con la penna. Nel 1974 Indro Montanelli decise di affidarle una rubrica sul Il Giornale. Da allora non ha più smesso di scrivere, romanzi compresi. Tenace, le sue vittorie non sono state solo all’interno di un campo da gioco ma anche nella vita. Colpita da un carcinoma nel 1973 ha sconfitto il cancro e dimostrato tutta la sua energia e vitalità. 

La Federazione Internazionale le ha reso i giusti meriti. Nel 2005 Lea riceve il premio speciale “Service to the game”, per la prima volta nella storia assegnato a una donna. Due anni più tardi, a Mosca, nuovo riconoscimento per “il significativo contributo al successo della Coppa Davis femminile”. Chapeaut!

Il suo cavaliere è Nicola Pietrangeli. Nato a Tunisi da padre italiano e madre russa, è considerato il più grande tennista italiano di tutti i tempi. Sopravvissuto miracolosamente con la famiglia a un intenso bombardamento alleato nel 1943, decise da piccolo di impugnare la racchetta anche se la sua prima passione, come molti coetanei, era il calcio. I risultati diedoro ragione alla scelta del campo con la rete in mezzo. Vinse per due anni consecutivi il Roland Garros e per due volte gli Internazionali d’Italia. Arrivò in semifinale a Wimbledon nel 1960 dove fu però sconfitto dal leggendario australiano Rod Laver in cinque set. È membro dell’Intenational Tennis Hall of Fame.

Detiene ancora oggi il record assoluto di vittorie in singolare in Coppa Davis con 120 successi. L’insalatiera, però, riuscì ad alzarla solo come allenatore non giocatore a Santiago del Cile nel 1976. A lui è dedicato il campo numero 2 del Foro Italico.

Capelli bianchi, occhiali scuri e disponibilità senza fine. L’eleganza di un uomo che a settembre spegnerà 80 candeline. 

Lea e Nicola, ambasciatori senza tempo del Made in Italy con la racchetta.

Photo Credits: Daviscup.com