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L’INVENZIONE DI JAMES

Pubblicato il 30 aprile 2013

Chi di voi conosce James Van Alen? Non fate i furbi a controllare subito su Google. Chi di voi conosce veramente James Van Alen? Cosa possiamo ricordare di lui, nel tennis, di quest’uomo di Newport? Un modo di servire particolare oppure il rovescio a due mani? Il colpo sotto le gambe dopo un pallonetto o la demi-volée? Niente di tutto questo.

Il tennis è grato a James Van Alen per l’introduzione del tie-break. Vera salvezza per alcuni incontri altrimenti interminabili, vera piccola-rivoluzione nell’era Open del gioco di racchetta e pallina.

Fu introdotto per la prima volta agli Open degli Stati Uniti di New York nel 1970 dopo essere stato sperimentato proprio al torneo di Newport. In origine il giocatore a conquistarsi il set era quello che raggiungeva per primo i 5 punti, ora passati a 7. Un anno più tardi anche i rigorosi inglesi dell’All England di Wimbledon deciso di introdurre la nuova regola ad eccezione dell’ultima frazione. 

La nuova formula piacque fin da subito (soprattutto ai giocatori). 
Il fascino delle partite infinite non è però tramontato, come abbiamo avuto modo di constatare negli ultimi anni. Il jeu decisif, infatti, non è “contemplato” al quinto ed ultimo set in tre tornei dello Slam (Roland Garros, Australian Open e Wimbledon) oltre che alla Coppa Davis. Ne sanno qualcosa i nostri italiani del coach Barazzutti se ripensano al doppio giocato in Canada nemmeno un mesetto fa.

Voi cosa ne pensate? Sono ancora necessarie le maratone-tennistiche? E qual è il vostro tie break preferito? 

Il nostro sicuramente quello tra McEnroe e Borg del 1980…