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Un pomeriggio da ricordare

Pubblicato il 4 febbraio 2013

C’era l’aria della festa, del grande evento. Quasi un matrimonio che nessuno voleva perdersi.
Un appuntamento lontano quindici anni, da quel 1998 in cui la Nazionale arrivò in finale. Poi, troppi anni di passione, “purtagorio tennistico” e lacrime.

La squadra di Corrado Barazzutti era a un passo dal passaggio ai quarti di finale di Coppa Davis. Mancava solo un piccolo sforzo, l’ultimo. Le attenzioni erano rivolte al nostro numero uno attuale, Andreas Seppi. L’altoatesino poteva portare fin da subito il punto decisivo: bastava sconfiggere il loro numero uno, Mario Cilic, in campo sia nel singolare che nel doppio nel weekend sotto la Mole.

Fin dai primi scambi si capì che il pomeriggio torinese sarebbe stato di passione.

Andreas, debilitato da un virus intestinale, non riusciva a prendere il giusto ritmo. Era nervoso, emozionato. Non riusciva ad esprimere a pieno il suo tennis. Troppi gli errori-punto regalati all’avversario con troppi rovesci a metà della rete, segno che gambe e braccia non giravano al 100%. I primi due set sono volati via, verso le coste croate, fin con troppo semplicità.

Il pubblico di Torino, consapevole che ora più che mai non poteva far mancare il proprio appoggio, spronava il nostro talento per portarlo verso l’impresa. La terza frazione era più combattuta; Andreas si trova davanti l’occasione di servire per il set per prolungare la partita, falla diventare epica fino al 5° set. Nulla. Nuovi errori e nuovi sorrisi per la Croazia. Cilic chiudo 7-5 il terzo parziale e porta tutti sul 2-2.

La sposa sembra farsi attendere. Speriamo non decida di ripensarci all’ultimo momento.

Ecco la partita del dentro/fuori. Se si vince si preparano le valigie per andare in Canada dopo Pasqua visto che la nazionale della foglia d’acero ha sconfitto i numeri uno al mondo, la Spagna. Se si perde si aspettano i sorteggi per i playout, con una nuova spada di Damocle sulla testa: il rischio di uscire dal gruppo dei migliori.

Dalla nostra parte c’è Fognini, ritornato in forze dopo la malattia che l’ha costretto a saltare il primo singolare. Dall’altra Ivan Dodig e il suo servizio potente anche se poco coordinato.

Il primo set fa pensare ai più brutti pensieri: 6-4 per il croato.
Non vogliamo uscire, non vogliamo perdere, ce la dobbiamo fare”. Erano questi i commenti più sentiti tra i seggiolini del Palavela. Torino aveva aspettato più di 30 anni per poter rivedere il grande tennis. Non vuole essere ricordata come la città di una nuova sconfitta. Prende sotto braccio Fabio, con energia e serenità. Lui i colpi non li ha dimenticati, è un giocatore più adatto alla lunga distanza (3 su 5) piuttosto che sulla breve. E’ un diesel, ha bisogno solo di carburare.

La miccia si è accesa, finalmente. Fabio prende punto su punto. Urlo su urlo. 1-1, poi 2-1. Ecco il break del 5-4 del 4°. Ecco la vittoria. Ecco l’abbraccio con tutta la panchina. Tutti insieme avvolti da un tricolore.

L’Italia ha vinto, gli spalti di un Palavela (esaurito) possono festeggiare. È passaggio del turno, è un tassello importante per tutto il movimento.