blog
home / BLOG / Suocera e nuora allo stesso tavolo

Suocera e nuora allo stesso tavolo

Pubblicato il 15 settembre 2012

 La tavola era apparecchiata e ben imbandita. I nuvoloni minacciosi avevano lasciato spazio a un caldo sole. La brezza della costiera sorrentina rinfrescava, senza infastidire il terreno di gioco. Il pubblico numeroso e rumoroso quanto basta. Il palco delle autorità completo in ogni seggiolino rosso: dal sindaco, al vicesindaco, al vice del vicesindaco.
Tutto era pronto per il punto decisivo del doppio, l’ultimo tassello per mantenere la squadra italiana di Davis nel gruppo “dei grandi”. Il via del match alle 14 in punto dopo la pausa pranzo, le signore già si interrogavano sulla durata dell’incontro per sapere quando sarebbero potute tornare a casa per preparare il pranzo della domenica.
Tutto sembrava scritto. Bracciali e Seppi (un po’ a sorpresa) da una parte, Capdeville e Aguilar dall’altra. L’ostacolo cileno sulla carta non sembrava insormontabile: due modesti giocatori privi di brio.

Bisognava impegnarsi a dovere per poter perdere. E così è stato.

Come se le qualità di Seppi si annullassero alla presenza di Bracciali sul campo. Come se il gioco di Bracciali andasse a scontrarsi con quello di Seppi. Come se si fossero trovati allo stesso tavolo suocera e nuora.
I modesti cileni capiscono (rapidamente) che gli italiani non stanno bene insieme in campo. Ne approfittano senza far nulla di trascendentale. Gli azzurri fanno ancor meno per risvegliarsi. Per buona pace dei tanti bambini presenti gli azzurri-sonnambuli non si rianimano dal letargo.

Facile vittoria cilena.
Gli scommettitori non prendevano in considerazione nemmeno la giocata tanta era la non probabilità.
Ci sono sconfitte che servono, che fanno maturare. Ci sono sconfitte che sono determinate da eventi esterni (campo, condizione fisica, stanchezza).
Ci sono sconfitte che fanno arrabbiare: questa.

Nella città della gioia di vivere, i due tennisti azzurri erano privi di mordente.
Urge necessaria scossa rianimativa per non fare in modo che la casualità si trasformi in incubo.