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Non è (ancora) tempo di bilanci

Pubblicato il 16 agosto 2012

“Non vendere la pelle dell’orso prima di averlo cacciato.”

Il famoso proverbio si addice pienamente a Novak “Nole” Djokovic. In molti hanno riempito il calligrafo e la tastiera del pc per definire troppo deludente il 2012 del serbo (ripetere il 2011 sarebbe stato da fantascienza di Star Trek). Grave errore, molto grave. Non per altro, ma siamo solo ad agosto…

Certo, le dolorose sconfitte non sono mancate. Prima Nadal agli IBI di Roma nel “lunedì dopo la pioggia”, poi sempre il maiorchino sul centrale parigino del Roland Garros per una rivincita non consumata. Cambio di superficie ma nulla di buono: l’idolo di casa Murray, spinto da tutta l’isola britannica, lo estromette dalla finale a Cinque Cerchi di Wimbledon. Un mese prima era stato Sir Roger a cancellare Nole dall’ultimo match dell’erba londinese.

Let’s rewind: non dimentichiamoci che fu lo stesso Nole a inaugurare la stagione trionfando agli Australian Open in una lunga e intensissima finale con Nadal. Poi la perdita del nonno, a cui era legatissimo e aveva dedicato la vittoria di Miami, ha cambiato l’umore e la forza psicologica.
Lo ricordiamo a Roma con molti sorrisi ma occhi pensiorosi.

Ora, silenziosamente, ha attraversato l’Atlantico e si è concentrato sul cemento. Trionfando a Toronto.
A Cincinnati, negli States, potrebbe riappropriarsi della casellina n.1 dell’ATP. Con vista su New York e gli US Open. Da favorito. Con un tennis più fluido e meno “nervoso”.

I bilanci è sempre meglio farli a fine stagione.