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Problemi di ricrescita

Pubblicato il 17 luglio 2012

Italia ’90 passò alla storia come “Le notti magiche”, dal celebre inno di Edoardo Bennato e Gianna Nannini e dagli exploit calcistici della Nazionale di calcio e di Salvatore “Totò” Schillaci. Fu quasi trionfo. Ci fermammo al San Paolo di Napoli ai rigori con l’Argentina di Maradona, battuta in finale dalla Germania Ovest alla sua ultima apparizione prima dell’unificazione.

Italia ’90, a Milano, lasciò un ?ricordo indelebile; lo stadio Meazza-San Siro fu trasformato, da quel giugno il suo prato non crebbe più come prima. Plotoni di giardinieri si misero all’opera. Ma nulla, l’erba non ne voleva sapere.

Ora, udite udite, lo stesso problema se lo pongono gli organizzatori di Wimbledon. Da loro l’erba verde è tipica quanto il the al limone e la voce “mind the gap” nella Tube. Non possono aspettare un anno per farla ricrescere, tra poco c’è Wimbledon 2.0!

L’Olimpiade e i suoi preparativi sono alle porte. L’All England è pronto a riaprire le sue stanze e i suoi campi. Un po’ “stempiati”, come un giovanotto che ha perso troppo presto i capelli; il Centrale, teatro della finale tra il beniamino di casa Murray e Sir Roger, deve rifarsi il look. Non basta una passata con un pennarello verde fosforescente, bisogna rifar crescere l’erba! Non ci si può permettere di giocare su un terreno a toppe. Tutto il mondo vuol vedere la versione light di Wimbledon.

Niente 3 su 5 per i maschietti. Tutto più breve. Tutto più divertente. Pensate se fosse successo solo poche settimane fa. Il trionfatore Sir Roger sarebbe uscito ai primi turni invece che alzare il 7° sigillo.

L’Olimpiade rende tutto più magico. Sarà lo spirito di Pierre de Coubertin che aleggia… L’Olimpiade renderà ancor più magico un torneo che ha quasi i suoi stessi anni. Il primo singolare a Londra si disputò nel 1877, i Giochi moderni vent’anni dopo ad Atene. Passione e tradizione a braccetto. Non resta che annaffiare il campo ed aspettare che l’erba ricresca.

 

photo credits: Tonelli, federtennis.it