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Il talento è antidemocratico

Pubblicato il 12 marzo 2012

Martina era raffinata, elegante. Una “mancina” che sentiva il bisogno quasi febbrile di andare a rete e chiudere il punto al volo. Petra, il fondo, lo domina con potenza e, il più delle volte, a rete ci va per stringere la mano all’avversaria sconfitta.

Ecco. Martina e Petra rappresentano il vecchio e il nuovo della Cecoslovacchia, ora Repubblica Ceca del tennis. “Lei” Martina (Navratilova) ha fatto la storia. Petra (Kvitova) ci prova.

Le mode sono cicliche, si sa. Così come a cavallo della fine degli anni ‘80 e ‘90 Martina & le altre impressionavano per la molteplicità di talento espresso, Petra & le compagne cercano di calcare le orme delle loro illustri compatriote.

Martina doveva lottare con il carisma latino della Sabatini, la tecnica della Graf, la semplicità della Evert. Petra deve preoccuparsi dei ‘confini di casa’.

A guardare il tabellone della Fed Cup per le semifinali sembra che la “globalizzazione” sia un lontano ricordo. O meglio, che sia tornata la “cortina di ferro” pre-caduta del muro di Berlino. Ad Est c’è il nuovo. Repubblica Ceca (campione in carica), Russia e Serbia. Dall’altra parte della barricata l’unica superstite è l’Italia che, ironia della sorte, ha sconfitto l’Ucraina a Biella altrimenti sarebbe stato “cappotto”.

In molti si sono chiesti il perché di questa grande ventata proveniente dalla Siberia fino alla sponde della Moldava. Risposte? Tante. Ma vale pur sempre ricordare un elemento prima di addentrarci in innumerevoli discussioni. “Il talento”, quello vero, alcune volte è antidemocratico. Si ferma in un punto e ci resta per anni. Forse si trasmette geneticamente. O forse ha voglia di far crescere un’idea di sport.

E’ stato così per il basket degli anni 90 quando la (ex) Jugoslavia sembrava essere l’unica rivale del Dream Team americano. O nel calcio, dall’epoca olandese di Cruijff, all’Argentina di Maradona. La Cuba del volley, l’Italia della pallanuoto…

Nel tennis tocca all’est: potenza (tanta), eleganza (forse meno). Kvitova, Safarova, Benesova, Jankovic, Ivanovic. L’intera squadra russa. Tutte fondo e cattiveria.

Il talento è nel triangolo Belgrado, Praga, Mosca. Ma qualche gene è scappato anche a Roma (forse segretamente) per la squadra italiana.

21, 22 Aprile 2012. Est-Ovest. Nessuna Guerra Fredda. Solo tanta voglia di sport.

 

image credits: _loic_  on Flickr http://www.flickr.com/photos/_loic_/2553113547/